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	<title>Beatrice Russo &#8211; Parmesse</title>
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	<title>Beatrice Russo &#8211; Parmesse</title>
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		<title>Milano e la Cina: abitare il limite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 07:15:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Chinatown]]></category>
		<category><![CDATA[Sijia Chen e Mu Qing]]></category>
		<category><![CDATA[Stanza in una Stanza]]></category>
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					<description><![CDATA[Da sempre aperta ai linguaggi e alle visioni del mondo, Milano ha saputo trasformare la propria natura cosmopolita in un ponte culturale anche con la Cina, dove la storica presenza della comunità radicata nel quartiere di via Paolo Sarpi — una delle Chinatown più vivaci d’Europa — si intreccia con l’attenzione crescente della città verso [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Da sempre aperta ai linguaggi e alle visioni del mondo, Milano ha saputo trasformare la propria natura cosmopolita in un ponte culturale anche con la Cina, dove la storica presenza della comunità radicata nel quartiere di via Paolo Sarpi — una delle Chinatown più vivaci d’Europa — si intreccia con l’attenzione crescente della città verso le espressioni artistiche e culturali cinesi, che raccontano sia la tradizione che la contemporaneità. Proprio in questo cuore pulsante, la vitalità della cultura cinese si manifesta non solo nella vita quotidiana ma anche in eventi che sono diventati simbolo di un vero laboratorio interculturale: ad esempio il Capodanno cinese trasforma le strade del quartiere in un palcoscenico a cielo aperto, animato da colori, danze e performance che mescolano tradizione e contemporaneità, mentre la Design Week porta installazioni e iniziative che celebrano la creatività cinese, fondendo design, arte e cultura millenaria.<br>Inoltre, già a partire dagli anni Settanta, alcune gallerie milanesi come La Galliavola e la galleria di Renzo Freschi hanno introdotto il pubblico occidentale all’eleganza e alla profondità dell’arte tradizionale cinese, proponendo sculture buddhiste, paraventi laccati, ceramiche della dinastia Ming e oggetti rituali. Negli ultimi anni, a questa dimensione più classica si è affiancata una visione contemporanea, che racconta una Cina moderna, globale e spesso critica verso sé stessa: spazi espositivi come il Mudec – Museo delle Culture, la Fabbrica del Vapore, la Galleria Numero 51 e la MA EC Gallery ospitano opere e installazioni che riflettono le contraddizioni e le aspirazioni della Cina di oggi, offrendo al pubblico milanese uno sguardo su un Paese in rapido cambiamento. In questa cornice vivace e in continuo mutamento si inseriscono le storie di artisti, curatori e fotografi che stanno contribuendo a ridefinire l’immagine della Cina agli occhi del pubblico milanese, portando nelle gallerie e nelle piazze della città uno sguardo originale, a volte critico e certamente sorprendente.<br></p>



<h2 class="wp-block-heading">Stanza in una Stanza: un esperimento di intimità e umanità. </h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_5999135836186201580_y-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3714" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_5999135836186201580_y-1024x768.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_5999135836186201580_y-300x225.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_5999135836186201580_y-768x576.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_5999135836186201580_y.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Immagine concessa da Mu Quing e Sijia Chen &#8211; Tutti i diritti riservati.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In questo dialogo sottile tra Milano e la Cina trova posto anche Stanza in una Stanza, un esperimento espositivo realizzato in un’intima galleria milanese, capace di indagare con intelligenza e misura il concetto universale di casa. Intesa insieme come rifugio psicologico e struttura fisica, la casa qui si trasforma in un dispositivo scenografico, che invita il visitatore a entrare in un ambiente raccolto ma permeabile, dove la dimensione più intima accoglie frammenti del mondo esterno senza mai perdere la propria familiarità e sicurezza.<br>Curata dalle giovani Sijia Chen e Mu Qing — due curatrici cinesi dalla visione raffinata e pensata — la mostra non si limita a presentare opere, ma ha costruito una vera e propria esperienza sensoriale e percettiva, capace di coinvolgere lo spettatore in un dialogo silenzioso fatto di piccoli gesti, dettagli studiati e atmosfere suggerite. Non un’immersività artificiosa, ma un’esperienza misurata, capace di restituire la sensazione autentica di abitare uno spazio che ci somiglia. Le opere posizionate con l’attenzione di chi apparecchia una tavola o prepara una stanza per un ospite: non come oggetti d’arte isolati, ma come presenze vive di un paesaggio interiore.<br>Protagoniste di questa scenografia sono le opere di Sven Wang, artista cinese che lavora sul confine tra realtà e artificio. I suoi dipinti — scarpe maschili elegantemente appoggiate al suolo, un tavolo da gioco con mani pronte a muovere le tessere — appaiono a prima vista impeccabili, quasi iperrealisti, per rivelare poi piccoli dettagli fuori posto, lievi imperfezioni capaci di destabilizzare la percezione. Nel quadro delle scarpe, ad esempio, si nota, avvicinandosi, l’etichetta ancora attaccata al calzino: un tocco ironico e umano, che ci ricorda come ogni casa, ogni storia, sia fatta anche di scarti e disarmonie. Le emozioni scaturiscono così non solo dai soggetti rappresentati, ma dal percorso stesso: le opere collocate alla giusta altezza, nel punto esatto in cui ci si aspetta di trovare le scarpe entrando in casa, o di sedersi per giocare a mahjong con amici. La costruzione del percorso è capace di restituire un senso di quotidianità e prossimità, immergendo il visitatore in un’atmosfera riconoscibile, intima, lontana dalle superfetazioni dell’intelligenza artificiale che oggi troppo spesso ammantano la parola “immersivo”. Qui, invece, l’immersività si presenta autentica, genuina, profondamente umana: generata da uno sguardo sottile e dalla capacità di trasformare piccoli gesti in poesia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lao Xie Xie: quello che c’è oltre il limite </strong></h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="702" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_6003821795829991526_y-702x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3717" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_6003821795829991526_y-702x1024.jpg 702w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_6003821795829991526_y-206x300.jpg 206w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_6003821795829991526_y-768x1120.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/07/photo_6003821795829991526_y.jpg 878w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Immagine concessa da Lao Xie Xie &#8211; Tutti i diritti riservati.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">E ancora, Lao Xie Xie, che è un artista che racconta della Cina urbana con uno sguardo metropolitano e diretto, capace di cogliere la forza visiva delle cose così come appaiono. Alcune delle sue immagini nascono da un’idea precisa, studiata nei minimi dettagli; altre scaturiscono dall’intuizione di un momento, da una scena che lo colpisce all’improvviso e che decide di fermare.<br>Il suo lavoro si nutre di ciò che si vede: frammenti di realtà messi in posa o colti al volo, composizioni che sembrano set pubblicitari e gesti quotidiani resi memorabili dall’inquadratura. Pose, luci, oggetti ordinari trasformati in simboli: le sue fotografie parlano il linguaggio della pubblicità e dei social, ma lo usano per raccontare qualcosa che sfugge alle regole di quella stessa comunicazione. Il risultato è un insieme di scene dove la perfezione visiva convive con dettagli dissonanti, come se ogni immagine rivelasse, dietro la sua superficie, una tensione più profonda.<br>Nulla nelle sue fotografie è un manifesto o una presa di posizione esplicita, ma ogni immagine contiene una domanda implicita — cosa c’è oltre il limite? — e forse la risposta è tutto o niente.<br>Il linguaggio dei social è decisivo: le sue opere vivono e si diffondono sulle piattaforme digitali, che non sono solo un canale di distribuzione, ma un vero spazio di libertà. In un contesto in cui la censura limita ciò che può essere detto, le immagini di Lao Xie Xie circolano con naturalezza, insinuandosi nel flusso globale e aprendo spiragli su realtà che spesso restano invisibili. Attraverso i social, la sua fotografia del tabù diventa uno spaccato e allo stesso tempo un’apertura, un modo per mostrare ciò che normalmente viene nascosto senza mai forzare lo sguardo.<br>In fondo, è questo che sembra unire le visioni, le esperienze e gli sguardi che attraversano Milano e la Cina: una tensione costante, che si traduce in una domanda silenziosa e inevitabile, come un filo rosso. Fino a dove possiamo spingerci? E la risposta, come sempre, è oltre. Oltre la superficie, oltre la scena, oltre il limite: l&#8217;importante è imparare ad abitarlo.<br></p>
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		<title>“One day we’ll be in charge”. E quel giorno è oggi. Una rivoluzione culturale e giuridica: la tutela dei diritti morali dei graffiti artist</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 13:40:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Copyright]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto dell'arte]]></category>
		<category><![CDATA[Graffiti]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando si parla di arte urbana, si intende un universo visivo ampio e sfaccettato: dai murales ai poster incollati di notte, fino ai graffiti tracciati con le bombolette sui muri e sulle metro delle città. Pur nella consapevolezza delle differenze che distinguono arte urbana, street art e graffiti per tecnica, contesto e riconoscimento istituzionale, in [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di arte urbana, si intende un universo visivo ampio e sfaccettato: dai murales ai poster incollati di notte, fino ai graffiti tracciati con le bombolette sui muri e sulle metro delle città. Pur nella consapevolezza delle differenze che distinguono arte urbana, street art e graffiti per tecnica, contesto e riconoscimento istituzionale, in questo testo i termini verranno utilizzati in modo intercambiabile, al fine di restituire in modo coerente il senso complessivo della vicenda analizzata.<br>Ed è proprio di graffiti – e della loro tutela giuridica – che si occupa la decisione della Tel Aviv District Civil-Commercial Magistrate&#8217;s Court nel caso Kochba et al. v. Dahan Peretz, resa pubblica nel dicembre 2024. Una sentenza che segna una svolta nel modo in cui la legge guarda a queste forme d’arte, spesso effimere, realizzate nello spazio pubblico e, non di rado, senza autorizzazione. Il messaggio della Corte è chiaro:<strong> anche i graffiti, se originali, sono opere d’arte protette dal diritto d’autore</strong>.<br>La vicenda nasce dalla denuncia presentata da Yonatan Kochba (in arte <strong>MAS972</strong>) e da Meirav Tabak, vedova dell’artista <strong>Damian Tabak</strong>, contro la fotografa Merav Dahan Peretz. Secondo quanto ricostruito dagli artisti, la fotografa avrebbe scattato immagini di otto murales – quattro firmati da Kochba e quattro da Tabak – realizzati su pareti pubbliche di Tel Aviv. Le fotografie, realizzate senza il consenso degli autori, sarebbero poi state riprodotte su vari supporti fisici, come tele e poster, messe in vendita online, esposte in gallerie e in alcuni casi presentate anche in programmi televisivi. In diverse immagini, le firme originali risultavano cancellate, ritagliate o rese illeggibili, mentre alcune opere sarebbero state modificate o tagliate rispetto alla loro composizione originale.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="590" height="442" data-id="3614" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/photo_6026227390377739756_x-1.jpg" alt="" class="wp-image-3614" style="width:332px;height:auto" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/photo_6026227390377739756_x-1.jpg 590w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/photo_6026227390377739756_x-1-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 590px) 100vw, 590px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="590" height="402" data-id="3615" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/photo_6026227390377739757_x-1-3.jpg" alt="" class="wp-image-3615" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/photo_6026227390377739757_x-1-3.jpg 590w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/photo_6026227390377739757_x-1-3-300x204.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px" /></figure>
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<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><em>© MAS. Immagini gentilmente concesse dall’artista. Tutti i diritti riservati. Qualsiasi utilizzo, riproduzione o diffusione senza il consenso scritto esplicito è severamente vietato.</em><br></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Originalità e legalità: i graffiti sono opere d’arte</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un punto chiave della sentenza è stato il riconoscimento dell’originalità dei graffiti: la Corte ha affermato che un’opera può godere della protezione del diritto d’autore anche se tracciata con una bomboletta spray su un muro pubblico, a patto che sia frutto di un’espressione personale e creativa. La Corte ha anche chiarito un principio fondamentale: il fatto che un’opera sia stata realizzata senza autorizzazione non ne annulla il valore artistico e la tutela giuridica. In altre parole, <strong>l’illegalità del gesto non cancella i diritti dell’autore sull’opera che ne risulta</strong>. Una posizione netta, che conferma come la protezione del diritto d’autore debba guardare all’opera, non al contesto della sua creazione.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Incidental use e fair use: i limiti dell’eccezione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro punto centrale della controversia riguardava l’invocazione dell’uso incidentale e, più in generale, delle eccezioni riconducibili al cosiddetto fair use. La fotografa sosteneva che, trattandosi di opere collocate nello spazio pubblico, la loro presenza nelle sue immagini fosse marginale, accessoria, quasi inevitabile. Ma il tribunale ha chiarito che l’uso può dirsi davvero “incidentale” solo quando l’opera compare in modo fortuito, non cercato né centrale rispetto all’immagine complessiva. Nel caso in esame, invece, le fotografie erano state scattate con l’intento preciso di riprodurre i murales; le immagini erano poi state stampate su supporti fisici, esposte, vendute, attribuite alla fotografa stessa e in alcuni casi persino modificate o private della firma dell’autore. Si trattava dunque di un uso deliberato e sistematico a fini commerciali, ben lontano dall’eccezione di incidentalità e del tutto incompatibile con i principi di fair use. Il giudice ha inoltre sottolineato che, pur riconoscendo la natura fluida, accessibile e spesso condivisa dell’arte urbana, è essenziale distinguere tra usi non commerciali, come la condivisione amatoriale sui social o lo scatto personale di un passante, e usi a fini di lucro, come quello della fotografa. Solo nel primo caso può ipotizzarsi una certa tolleranza o rientrare nel perimetro di un fair use “sociale”. <strong>Ma quando l’opera viene utilizzata per guadagno economico e in assenza di qualsiasi autorizzazione, prevale il diritto dell’autore a vedere tutelata la propria creazione</strong>.<br></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>I diritti morali: il cuore della protezione</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle parti più importanti della decisione riguarda il riconoscimento della violazione dei diritti morali degli artisti, ovvero il diritto di essere riconosciuti come autori delle proprie opere e il diritto all’integrità delle stesse. L’eliminazione delle firme, le modifiche visive, e la diffusione delle immagini come se fossero creazioni della fotografa, hanno leso non solo i diritti economici, ma anche l’identità artistica e la reputazione personale dei due autori. Il tribunale ha affermato che i<strong> diritti morali non sono secondari rispetto a quelli economici, ma costituiscono un pilastro della protezione dell’artista</strong>. E infatti, la fotografa è stata condannata a pagare 400.000 shekel complessivi (circa 100.000 euro) ai due artisti.<br></p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Un precedente importante: parlare di graffiti significa anche proteggerli</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La portata simbolica di questa decisione va ben oltre il singolo risarcimento. In un’intervista che chi scrive ha realizzato con MAS972, l’artista ha sottolineato come questa causa non sia stata solo una battaglia giuridica, ma una lotta per il rispetto e la dignità dell’arte di strada: “<em>Non è mai stata una questione di soldi. Volevamo proteggere l’arte, proteggere l’artista. Questo è il nostro lascito. I graffiti sono una dichiarazione, e questa sentenza è parte della nostra storia</em>, <em>affinché nessuno si approfitti della creatività di un artista</em> [traduzione e sintesi].”<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/6898873822_e43d3567a5_b-1.jpg" alt="" class="wp-image-3610" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/6898873822_e43d3567a5_b-1.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/04/6898873822_e43d3567a5_b-1-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Copyright Garry Knight 2012</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questa non è solo una vittoria legale: è una legittimazione simbolica e culturale di tutti quei linguaggi visivi nati nei margini urbani, tra le crepe del cemento, sotto cavalcavia, su saracinesche abbassate e muri dimenticati. I graffiti non sono “<em>maschi innamorati sui metrò</em>”, come canta la Nannini, ma sono atti d’amore disperato verso il mondo, verso la propria voce, verso l’idea che anche chi non ha spazio possa incidere la propria esistenza nel passaggio del tempo. Per molto, quest’arte è rimasta orfana di tutela, riconosciuta solo a chi poteva permettersi gallerie, collezionisti, critici o curatori a garantirne il valore. E invece, come scrive Banksy sui muri di Londra, “<em>Laugh now, but one day we’ll be in charge</em>”: questa è una rivoluzione bottom-up, un movimento che nasce dal basso, da chi si costruisce da sé, con le mani sporche di vernice e il cuore pieno di visioni. È il gesto di chi viene dal fango, contro ogni previsione &#8211; <em>spes contra spem</em> -, riesce a farsi sentire. E la sentenza riflette esattamente questo: è un pugno sul tavolo delle istituzioni, che finalmente si accorgono che l’arte dei “fuori catalogo”, degli “invisibili”, ha la forza di riscrivere le regole del gioco. Chi dipinge di notte, con la maschera sul volto e il cuore in gola, oggi ha una voce dentro l’aula di un tribunale. E questo non è un dettaglio. Perché la sentenza si chiude con parole straordinarie, scritte non da un critico o un artista, ma da un giudice, di cui si riporta una qui sintesi. Il magistrato ha voluto raccontare <strong>dove</strong> è stata firmata quella decisione: nel cuore di <strong>Kiryat El-Melacha</strong>, nel sud di Tel Aviv. Un quartiere nato per accogliere piccole industrie e artigiani, fatto di edifici brutalisti degli anni Sessanta, oggi diventato una <strong>tela viva di arte urbana</strong>. Passeggiare tra quei vicoli è come attraversare un museo a cielo aperto. Murales che salgono fino al quarto piano, volti surreali, testi in lingue diverse, figure eroiche, simboli politici e poetici che si intrecciano ai graffiti. Un mosaico visivo e sociale in continua evoluzione, dove un’opera nasce sopra l’altra in una stratificazione che non cancella, ma rigenera. Ed è proprio lì, accanto a quelle opere effimere e potenti, che sorge il tribunale che ne ha riconosciuto il valore e la dignità. La Corte, nella sua conclusione, scrive che quel luogo – con il suo dialogo continuo tra vecchio e nuovo, tra arte riconosciuta e arte di strada – dimostra plasticamente perché anche i graffiti meritano tutela: basta aprire gli occhi. I fatti di questo processo – l’appropriazione, la cancellazione, la distorsione delle opere da parte di chi voleva solo venderle – hanno costretto le istituzioni a svegliarsi. E la risposta è arrivata, con il peso di una sentenza che riconosce ciò che era evidente già a chi guarda davvero: <strong>che la libertà creativa non si misura dalla legalità del muro, ma dall’autenticità del suo significato. I graffiti sono atti di espressione radicale, nati anche fuori dalle regole, e capaci di smuovere le regole stesse. E oggi è anche la legge a dirlo</strong>.<br><br></p>
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		<title>Art Basel Miami 2024: Un Viaggio nel Cuore dell&#8217;Arte Contemporanea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 10:52:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
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					<description><![CDATA[Art Basel Miami Beach è una delle fiere d&#8217;arte contemporanea più importanti al mondo, che ogni anno &#8211; durante la Miami Art Week &#8211; trasforma la città di Miami in un vivace punto di incontro per collezionisti, galleristi, curatori e appassionati d&#8217;arte. Questo evento, che si svolge annualmente dal 2002, rappresenta la versione americana della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Art Basel Miami Beach</strong> è una delle fiere d&#8217;arte contemporanea più importanti al mondo, che ogni anno &#8211; durante la Miami Art Week &#8211; trasforma la città di Miami in un vivace punto di incontro per collezionisti, galleristi, curatori e appassionati d&#8217;arte. Questo evento, che si svolge annualmente dal 2002, rappresenta la versione americana della storica <strong>Art Basel</strong> di Basilea, Svizzera. Con 286 gallerie da 38 Paesi e oltre 75.000 visitatori, Art Basel Miami Beach, è diventata un pilastro del panorama artistico internazionale, dove si incontrano e si confrontano le più diverse tendenze artistiche, con una forte attenzione per le opere contemporanee, moderne e di artisti emergenti. L’edizione di Art Basel Miami Beach 2024 si è tenuta dal 6 all&#8217;8 dicembre, come sempre al <strong>Miami Beach Convention Center</strong> e anche quest’anno la fiera ha accolto numerosi eventi satelliti che hanno animato la città, tra cui mostre, installazioni pubbliche, e performance, consolidando la sua posizione come evento centrale di <strong>Miami Art Week</strong>. Non sorprende, dunque, che qui abbia debuttato nel 2019 l’opera provocatoria di <strong>Maurizio Cattelan</strong>, <em>Comedian</em>, la famosa banana fissata con del nastro adesivo al muro, divenuta simbolo di sperimentazione e provocazione artistica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="868" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/image0-3-868x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3363" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/image0-3-868x1024.jpeg 868w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/image0-3-254x300.jpeg 254w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/image0-3-768x906.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/image0-3-1303x1536.jpeg 1303w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/image0-3-1737x2048.jpeg 1737w" sizes="auto, (max-width: 868px) 100vw, 868px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br><em><strong>Miami Art Week: Un Palcoscenico per la Creativit</strong></em>à<br>Durante la Miami Art Week, dunque, l’arte si diffonde ben oltre i confini del Miami Beach Convention Center. Eventi collaterali e fiere satellite, come <strong>Untitled Art</strong> e <strong>NADA</strong>, hanno presentato opere sperimentali, dando spazio ad artisti emergenti e avanguardie. Tra le installazioni più suggestive di quest’anno, le sculture di elefanti in scala reale, sparse per Miami Beach, hanno combinato estetica e messaggi ecologici, dimostrando come l’arte possa interagire con il tessuto urbano e sensibilizzare su temi globali.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>La Direzione di Art Basel Miami 2024</em></strong><br>L’edizione del 2024 ha visto un importante cambiamento alla direzione della fiera, con <strong>Bridget Finn</strong> alla guida. Finn, gallerista di lungo corso con esperienza in prestigiose gallerie come <em>Anton Kern Gallery</em> e <em>Mitchell-Innes &amp; Nash</em>, è stata chiamata a portare una ventata di freschezza. Con il suo approccio dinamico, ha cercato di rendere Art Basel ancora più inclusiva e sperimentale, offrendo maggiore spazio a gallerie emergenti e riducendo le barriere per i nuovi arrivati nel mondo dell’arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Come Funziona Art Basel Miami: Settori e Punti Focali</em></strong><br>Art Basel Miami&nbsp; Beach è strutturata in diverse sezioni tematiche che riflettono la diversità e la pluralità dell’arte contemporanea. Ogni settore ha una propria specificità, dando spazio a lavori che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alle installazioni multimediali.<br>1. <em>Galleries</em>: Questa è la sezione principale, dove le gallerie più affermate presentano le loro opere più significative. Qui sono esposte opere di maestri del XX secolo e contemporanei, ma anche di artisti emergenti.<br>2. <em>Nova</em>: In questa sezione sono esposte solo opere create negli ultimi tre anni, permettendo ai visitatori di scoprire le tendenze più recenti nel panorama artistico globale. Quest’anno, Nova ha visto un grande successo, con molte opere vendute già nelle prime giornate della fiera.<br>3. <em>Positions</em>: Dedicata a presentazioni individuali, questa sezione offre un focus sui singoli artisti emergenti, dando loro la possibilità di esporre lavori inediti e di grande impatto visivo.<br>4. <em>Meridians</em>: Questo settore è un punto di riferimento per le installazioni monumentali e le performance, spingendo i confini tradizionali delle esposizioni d’arte. Quest’anno, Meridians ha presentato alcuni dei lavori più sperimentali, tra cui sculture enormi e video art.<br>5. <em>Survey</em>: Un settore che esplora temi storici, mostrando opere che raccontano storie e contesti specifici, spesso con un focus sulle radici culturali e storiche dell’arte contemporanea.<br>Oltre alle gallerie e alle sezioni tematiche, la fiera ha visto un forte impegno verso la promozione della cultura latinoamericana, con una significativa presenza di gallerie provenienti da paesi come Messico, Argentina e Brasile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/Kehinde-Wiley--1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-3364" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/Kehinde-Wiley--1024x768.jpeg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/Kehinde-Wiley--300x225.jpeg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/Kehinde-Wiley--768x576.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/Kehinde-Wiley--1536x1152.jpeg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/Kehinde-Wiley--2048x1536.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><p><strong><em>Kehinde Wiley e The Death of Hyacinth</em></strong><br>Un’opera particolarmente interessante presentata alla fiera è <strong>The Death of Hyacinth</strong> di <strong>Kehinde Wiley</strong>. Quest’opera, che fa parte della serie <em>An Archaeology of Silence</em>, offre una rilettura del mito greco di Giacinto, ma con una forte impronta afrocentrica. Una serie di modelli di colore distesi, rielaborazione delle forme pittoriche classiche a creare una versione contemporanea della ritrattistica monumentale, dove si scorgono pennellate di dolore e morte, ma anche di estasi.<br>Nella versione di <em>The Death of Hyacinth</em> scelta per questa occasione, vediamo una figura femminile distesa in un paesaggio floreale dai colori accecanti (quasi fluo), un chiaro richiamo alla tradizione dell’arte europea, ma reinterpretato in una rappresentazione che sfida le convenzioni. Wiley crea un affascinante intreccio visivo, in cui la cultura afroamericana non è semplicemente un elemento decorativo, ma assume un ruolo centrale e protagonista. La figura di Giacinto, che nella mitologia greca muore tragicamente, qui viene trasformata in un simbolo di resilienza e lotta, piuttosto che in una semplice vittima. L’opera offre così una nuova prospettiva sulla mitologia, ponendo l’accento sulla forza e la sopravvivenza piuttosto che sulla sofferenza e la morte. Il lavoro di Wiley, quindi, si inserisce in un contesto più ampio, in cui l’artista celebra la cultura afroamericana, esplorando temi come l’identità, la rappresentazione e la giustizia sociale. La sua capacità di intrecciare simboli della cultura afroamericana con il linguaggio visivo occidentale tradizionale rende le sue opere, evidentemente, un punto di riflessione fondamentale sulle dinamiche di inclusività nell’arte contemporanea.Art Basel Miami Beach 2024 si conferma ancora una volta come un punto di riferimento globale, combinando sperimentazione artistica, dialogo culturale e successo commerciale, dimostrando il potere dell’arte di ispirare, provocare e innovare, dove si sfidano i canoni estetici tradizionali, spingendo lo spettatore a rivalutare le narrative storiche dell’arte e a celebrare la diversità culturale.</p></p>
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		<title>Gaetano Pesce e il Suo Omaggio a Napoli: “Tu sì ‘na cosa grande”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 16:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[L’opera dedicata a Pulcinella di Gaetano Pesce, intitolata “Tu sì ‘na cosa grande”, è attualmente esposta in Piazza Municipio a Napoli, dove rimarrà fino al 20 dicembre 2024. Questa scultura imponente, alta 12 metri, rappresenta un tributo personale di Pesce alla città partenopea, con cui aveva uno stretto legame culturale e affettivo. L’opera, alla quale [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L’opera dedicata a Pulcinella di Gaetano Pesce, intitolata “Tu sì ‘na cosa grande”, è attualmente esposta in Piazza Municipio a Napoli, dove rimarrà fino al 20 dicembre 2024. Questa scultura imponente, alta 12 metri, rappresenta un tributo personale di Pesce alla città partenopea, con cui aveva uno stretto legame culturale e affettivo. L’opera, alla quale l’artista ha lavorato per circa due anni prima della sua scomparsa il 3 aprile 2024 a New York, prende il posto della Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto, distrutta da un incendio nel luglio 2023. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce-768x1024.png" alt="" class="wp-image-3188" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce-768x1024.png 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce-225x300.png 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gaetano Pesce, Tu si &#8216;na cosa grande. Foto scattata da <a href="https://www.instagram.com/makkapp_art/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/makkapp_art/" target="_blank" rel="noopener">@makkapp_art</a>.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nato a La Spezia l’8 novembre 1939, Gaetano Pesce è stato uno degli artisti e designer più visionari del panorama artistico internazionale del Novecento e del XXI secolo. La sua carriera è stata caratterizzata da un’inarrestabile ricerca di nuove forme espressive, spaziando tra arte, design e architettura. Tra le sue opere più celebri, ricordiamo la Serie UP &#8211; sedie antropomorfe che riflettono sulle questioni sociali e di genere, esaltando il femminile e il femminile nel rapporto con la maternità &#8211; e le sue sperimentazioni con materiali come la resina, che lo rendono capace di produrre opere che sfidano le convenzioni estetiche e culturali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1018" height="1018" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum.jpg" alt="" class="wp-image-3103" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum.jpg 1018w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum-300x300.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum-150x150.jpg 150w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1018px) 100vw, 1018px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Red armchair &#8211; Serie UP (UP5 and UP6) Gaetano Pesce chairs and B&amp;B Italia at Triennale Design Museum.</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gaetano Pesce e l&#8217;opera Tu sì ‘na cosa grande in Piazza Municipio a Napoli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’opera Tu sì ‘na cosa grande ha immediatamente suscitato accesi dibattiti tra critici e pubblico per i suoi più o meno evidenti riferimenti simbolici. Alcuni vi hanno colto rimandi all’erotismo (riflessione sicuramente “in trend” con il linguaggio dell’artista) con forme che, pur non esplicitandolo formalmente, richiamano l’arte erotica. Questo legame tra arte ed eros, va detto, non è nuovo a Napoli, dove l’arte è profondamente intrecciata con la spiritualità e la sensualità. Napoli, ospitando l’opera di Pesce, si presta dunque a una riflessione &#8211; in primis &#8211; “metartistica” sul tabù dell’intersezione tra grottesco ed evocativo attraverso l’eros e &#8211; in secondo luogo &#8211; su cosa possa rappresentare l’identità (in questo caso partenopea) nella contemporaneità. Il connubio tra erotismo e arte è una costante nella storia dell’espressione artistica, senza distinzioni di epoche e culture. Dalle raffigurazioni di affreschi pompeiani, in cui la sessualità era vissuta come parte integrante della vita quotidiana e del sacro fino ai capolavori del Rinascimento, l’erotismo ha spesso assunto un ruolo chiave, anche se nascosto sotto simbolismi sottili. L’erotismo rinascimentale, a differenza delle rappresentazioni più esplicite dell’antichità, era filtrato attraverso l’estetica cristiana. Ne è un esempio l’iconografia del San Sebastiano, spesso raffigurato con una bellezza idealizzata e sensuale, che lo ha reso, si sussurra, un’icona dell’amore omosessuale del tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="845" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-845x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3092" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-845x1024.jpeg 845w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-248x300.jpeg 248w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-768x931.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001.jpeg 1176w" sizes="auto, (max-width: 845px) 100vw, 845px" /><figcaption class="wp-element-caption">San Sebastiano, Benvenuto Tisi da Garofalo.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">O ancora, L’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini, un capolavoro scultoreo del Barocco, in cui il confine tra estasi spirituale ed erotica si assottiglia. L’opera raffigura Santa Teresa d’Avila in un momento di unione mistica con Dio, ma la resa delle espressioni facciali e del corpo suggerisce anche una dimensione fisica e sensuale, tanto che molti critici hanno interpretato l’opera come un inno all’erotismo sacro. Questo dualismo tra sacro e profano è una costante nell’arte, che ama mostrare il punto in cui il desiderio carnale e la ricerca del divino si fondono.<br>A voler citare anche un parallelismo esotico, non si può trascurare la tradizione giapponese degli shunga, le tavole erotiche prodotte nel periodo Edo. Questi disegni, caratterizzati da un’estetica raffinata e sensuale, venivano spesso donati alle giovani spose come una sorta di manuale di istruzioni per il piacere. Lontani dall’essere mere raffigurazioni sessuali, gli shunga erano celebrati come una forma d’arte elevata, in grado di esplorare la dimensione umana del desiderio in modo intimo e poetico. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a.jpg" alt="" class="wp-image-3094" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a-300x200.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Utagawa Kunisada (Japanese, 1786–1865). Edo period (1615–1868)</em>.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>L’arte erotica, lungi dall’essere solo una rappresentazione del corpo nudo o dell’atto sessuale, esplora l’interiorità umana, le passioni e i desideri più intimi. Artisti di ogni epoca hanno cercato di comunicare l’inesprimibile attraverso forme e colori, stimolando non solo i sensi, ma anche la mente dello spettatore. Come affermava Picasso, “L’arte non è mai casta. Se lo è, non è arte. Arte e sesso sono la stessa cosa”. Pensiamo anche alle opere dell’artista contemporanea Xi Pan, che continua questa riflessione integrando tematiche erotiche con grande raffinatezza e sensibilità. Nata in Cina e formatasi tra Hangzhou e Mosca, Xi Pan esplora attraverso la pittura una sensualità delicata e provocante, ponendo particolare attenzione alla bellezza del corpo femminile. Il corpo è concepito non solo come oggetto di desiderio, ma anche come potente espressione della forza interiore e dell’autenticità delle donne. Le sue opere trasmettono una sensazione di intimità e vulnerabilità, invitando lo spettatore a immergersi in un mondo in cui il desiderio e la forza si intrecciano.<br><br>Se questo breve sguardo sul ruolo dell’erotismo nell’arte ci può portare a calare Tu sì &#8216;na cosa grande in una dimensione più sfaccettata e complessa, per affrontare l’aspetto del significato identitario dell’opera, è bene passare attraverso l’analisi dei bozzetti di Gaetano Pesce. Nei bozzetti, infatti, è possibile cogliere la figura iconografica di Pulcinella: i suoi colori identificativi e la caratteristica camicia bianca evocano la maschera simbolo della cultura napoletana, cultura dove -ricordiamo &#8211; la sessualità, velata o esplicita, sussurrata o cantata, fa da sempre parte della tradizione e del linguaggio partenopeo. La scultura così come realizzata sembra, invece, allontanarsi da queste rappresentazioni: l’impressione è al massimo quella di un Arlecchino (un po’ slavato) e non certamente di un Pulcinella. Forse, se nella realizzazione dell’opera fossero stati mantenuti elementi identificativi presenti nei bozzetti, come i colori del bianco e del nero ad esempio, il rimando a Pulcinella sarebbe stato sicuramente più immediato…<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>“Ritratto e identità”… di donne: Panorama Monferrato by Italics 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2024 18:45:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le declinazioni dell’identità femminile nell&#8217;arte delineano una storia di emancipazione e trasformazione, sia quando narrata attraverso il linguaggio simbolico delle opere, che quando raccontata da donne artiste. Artiste, che nonostante abbiano abitato l’ombra per secoli, hanno comunque trovato il loro spazio, sfidando convenzioni (sociali e stilistiche) e introducendo la loro distintiva prospettiva. Se nelle opere [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Le declinazioni dell’identità femminile nell&#8217;arte delineano una storia di emancipazione e trasformazione, sia quando narrata attraverso il linguaggio simbolico delle opere, che quando raccontata da donne artiste. Artiste, che nonostante abbiano abitato l’ombra per secoli, hanno comunque trovato il loro spazio, sfidando convenzioni (sociali e stilistiche) e introducendo la loro distintiva prospettiva. Se nelle opere vengono da sempre interpretati temi come l&#8217;identità, il corpo, la maternità, poi la rappresentazione del femminile subisce una metamorfosi: da musa idealizzata a figura complessa e sfaccettata, capace di riflettere le contraddizioni e la bellezza della condizione umana, rispecchiando le evoluzioni della società. Ed è per questo che la costruzione o la decostruzione del femminile è al centro di molte riflessioni contemporanee.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image0-2-768x1024.jpeg" alt="Mostra &quot;Panorama&quot;, by Italics 2024" class="wp-image-2859" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image0-2-768x1024.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image0-2-225x300.jpeg 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image0-2-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image0-2-1536x2048.jpeg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image0-2-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La mostra itinerante &#8220;Panorama&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Si è appena conclusa la quarta edizione della mostra itinerante “Panorama”, svoltasi dal 4 all’8 settembre 2024. La mostra è stata curata da Carlo Falciani ed organizzata da “Italics” (un consorzio che riunisce oltre settanta tra le più autorevoli gallerie italiane d’arte contemporanea, moderna e antica) con la partecipazione di 62 gallerie portando arte antica, moderna e contemporanea nei vigneti del Monferrato. L’esposizione, che si è snodata nei borghi di Camagna, Vignale, Montemagno e Castagnole, ha preso ispirazione dai principi di “<em>La civil conversazione</em>”, un&#8217;opera di Stefano Guazzo pubblicata nel 1574. Questo testo riflette sui modi di mediazione e composizione delle relazioni sociali e personali, offrendo uno spunto per affrontare le dinamiche umane in una chiave di dialogo e riconciliazione. Al cuore della mostra un richiamo alla civiltà del dialogo, una riflessione profonda su come, in un mondo segnato da fratture, la parola e l’ascolto restino strumenti fondamentali per ricostruire legami e intese. Ogni borgo ospitante è stato dedicato a un tema specifico: “<em>Il Lavoro e le Radici</em>”, “<em>La Caducità e la Morte</em>”, “<em>La Sacralità dell’arte, anche in ambito laico</em>”, e infine <em>“Il Ritratto e l’Identità”</em>. In particolare, nel borgo dedicato a <em>“Il Ritratto e l&#8217; Identità”</em>, è emersa con raffinata forza la tematica del femminile. Qui, le opere riflettono l’evoluzione dell’identità femminile come un percorso di resilienza e trasformazione, rivelando la complessità e la profondità del ruolo delle donne sia nell’arte classica che in quella contemporanea.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="576" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image4-1-576x1024.jpeg" alt="Mostra &quot;Panorama&quot;, by Italics 2024" class="wp-image-2861" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image4-1-576x1024.jpeg 576w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image4-1-169x300.jpeg 169w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image4-1-768x1365.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image4-1-864x1536.jpeg 864w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image4-1-1152x2048.jpeg 1152w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image4-1.jpeg 1179w" sizes="auto, (max-width: 576px) 100vw, 576px" /></figure>



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<p class="wp-block-paragraph">Un esempio significativo è il “<em>Ritratto di Ulpia Marciana</em>”, una scultura marmorea (l’opera più antica presente nella mostra) che raffigura la sorella dell’imperatore Traiano. Non solo sorella di un imperatore, ma anche la prima donna a ottenere il titolo di &#8220;Augusta&#8221;, Ulpia Marciana rappresenta un esempio di come una condizione femminile subordinata possa trasformarsi in una figura di potere e prestigio. Nella stessa sala, quasi a specchiarsi in un dialogo senza tempo, “<em>Kym 2</em>” di Alex Katz che, nella sua ontologia pop, rappresenta quel paradigma estetico contemporaneo di donna forte nella consapevolezza della fragilità umana.</p>



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<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="554" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image6-554x1024.jpeg" alt="Mostra &quot;Panorama&quot;, by Italics 2024" class="wp-image-2858" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image6-554x1024.jpeg 554w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image6-162x300.jpeg 162w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image6-768x1420.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image6-831x1536.jpeg 831w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image6-1108x2048.jpeg 1108w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image6-scaled.jpeg 1385w" sizes="auto, (max-width: 554px) 100vw, 554px" /></figure>



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<p class="wp-block-paragraph">In questo racconto del femminile va inserita anche l’opera dell’artista cubana-africana Susana Pilar che esplora il tema dell&#8217;identità attraverso la serie “<em>Lo que contaba la abuela</em>”, rappresentando donne di discendenza africana il cui passato è stato spesso cancellato dalla storia coloniale. L&#8217;artista ricostruisce un archivio personale per ridare dignità e identità alle donne nere, sovvertendo così gli stereotipi legati alla loro figura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image5-1-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-2860" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image5-1-768x1024.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image5-1-225x300.jpeg 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image5-1-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image5-1-1536x2048.jpeg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/09/image5-1-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, la delicata quanto potente opera di Elisabetta Di Maggio, &#8220;<em>Rape</em>&#8221; realizzata con sapone di Marsiglia intagliato a mano, aggiunge un tocco immersivo e simbolico. Il sapone, con il suo odore rassicurante e familiare, diventa metafora del trauma e della violenza, contrapposto alla sua capacità di &#8220;pulizia&#8221;. Le lettere incise parlano di dolore, trasformando un oggetto quotidiano in una riflessione sullo stupro e sulla resilienza femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Ciò che emerge, seguendo il percorso della mostra nella sua interezza di cui le opere citate sono solo un esempio della superba collezione, è la rappresentazione di un femminile che non è solo celebrazione di potere e prestigio, ma un riflesso della capacità delle donne di trarre forza dalla vulnerabilità umana e dalla caducità del tempo, rivelando una bellezza e una dignità che si consolidano attraverso la storia, oggi si direbbe <em>&#8220;very demure, very mindful</em>&#8220;. </p>



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