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	<title>Giuditta Mercuri &#8211; Parmesse</title>
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		<title>Piet Mondrian: &#8220;evoluzione&#8221; e teosofia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuditta Mercuri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 14:15:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>
		<category><![CDATA[Piet Mondrian]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;L’arte deve arrivare all’eliminazione del tragico che è frutto dell’irrazionale, dell’informe, del non finito, del&#160;sentimentale che prevale sul razionale”, così Piet Mondrian a partire dal 1917 definisce la sua idea di arte&#160;nella rivista “De Stijl”. Nato ad Amersfoort, nei pressi di Utrecht, Mondrian è da considerarsi una delle figure più rappresentative dell’arte&#160;astratta del XX secolo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<i>L’arte deve arrivare all’eliminazione del tragico che è frutto dell’irrazionale, dell’informe, del non finito, del&nbsp;</i><i>sentimentale che prevale sul razionale</i>”, così Piet Mondrian a partire dal 1917 definisce la sua idea di arte&nbsp;nella rivista “De Stijl”.</p>
<p>Nato ad Amersfoort, nei pressi di Utrecht, Mondrian è da considerarsi una delle figure più rappresentative dell’arte&nbsp;astratta del XX secolo, tanto che le sue composizioni ne sono diventate il simbolo per eccellenza.&nbsp;Siamo abituati a sentir gridare il suo nome in corrispondenza dello sviluppo del neoplasticismo, ma cosa&nbsp;sappiamo del suo passato?</p>
<p>												<img decoding="async" width="800" height="616" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/mondrian-1024x788.webp" alt="Piet Mondrian: evoluzione e teosofia" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/mondrian-1024x788.webp 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/mondrian-300x231.webp 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/mondrian-768x591.webp 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/mondrian-1536x1183.webp 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/mondrian.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />														</p>
<p>La vera essenza di Mondrian non è da ricercarsi solo nelle linee orizzontali e verticali o nei colori primari delle opere create a partire dal 1917, ma anche nei suoi raccordi con le correnti pregresse e soprattutto in relazione al suo vissuto.</p>
<p>Nei paesaggi realizzati tra il 1905 e il 1907 l’interesse compositivo prevale chiaramente e la resa spaziale è dettata da una struttura bidimensionale, per effetto di una trama resa dall’intrecciarsi dei rami degli alberi o dallo sdoppiamento del quadro in una parte inferiore della tela che corrisponde con quella superiore.</p>
<p>Tra il 1908 e il 1910 emergono elementi che rivelano una conoscenza della sperimentazione <em>fauve</em>: la gamma cromatica diventa energetica, squillante e i pochi colori si organizzano secondo tasselli regolari disposti secondo direzioni ritmicamente evidenziate, dove un velato <em>pointillisme</em> assume talvolta una struttura che ricorda un mosaico.</p>
<h3 style="font-family: Montserrat, sans-serif; color: #1e1e1e;">L’avvicinamento di Piet Mondrian alla teosofia</h3>
<p>												<img decoding="async" width="590" height="876" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Helena_Petrovna_Blavatsky.jpeg" alt="Helena Blavatskij" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Helena_Petrovna_Blavatsky.jpeg 590w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Helena_Petrovna_Blavatsky-202x300.jpeg 202w" sizes="auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px" />														</p>
<p>Il primo contatto di Mondrian con le dottrine teosofiche è documentato a partire dal 1899. Dopo aver letto “I grandi iniziati” di Schuré e i testi di alcune conferenze di Steiner, conosce Helena Blavatskij, fondatrice della Società Teosofica nel 1875, della quale l’artista entrerà a far parte nel 1909.</p>
<p>Sintetizzando il contenuto delle dottrine teosofiche, si afferma che il mondo è concepito come un tutto unitario, retto da determinate leggi e principi matematici, in cui i poli opposti tendono alla ricomposizione e all&#8217;armonia cosmica. Così dunque avviene per il principio maschile e quello femminile, per lo spirito e la materia. Il simbolo adottato dalla Società Teosofica, la stella a sei punte, sintetizza questa unità di spirito e materia, essendo costituito dalla sovrapposizione di due triangoli. La contemplazione ha un ruolo non indifferente in questo processo di evoluzione: le religioni e le filosofie orientali costituiscono una componente fondamentale della teosofia nella sua formulazione moderna, accanto al sincretismo di cristianesimo e dottrine neoplatoniche.</p>
<p>Altro concetto interessante per il riflesso su una fase della pittura di Mondrian e Theo Van Doeseburg, come anche di Kandinskij , è quello dell’aura che avvolge l&#8217;iniziato, che lo mette in contatto con la &#8220;vibrazione&#8221; universale, che gli consente un rapporto con i corpi celesti e con l’etere.</p>
<h3 style="font-family: Montserrat, sans-serif; color: #1e1e1e;">Il trittico “Evoluzione”</h3>
<p>												<img decoding="async" width="800" height="564" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/piet-mondrian-evoluzione-1911.webp" alt="Piet Mondrian: evoluzione e teosofia" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/piet-mondrian-evoluzione-1911.webp 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/piet-mondrian-evoluzione-1911-300x212.webp 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/piet-mondrian-evoluzione-1911-768x542.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />														</p>
<p>Tra il 1910 e il 1911 Mondrian dipinge il trittico &#8220;Evoluzione&#8221;, ancora singolarmente legato allo stile simbolista, che può considerarsi una sorta di manifesto dell&#8217;adesione alla teosofia. Secondo lo studioso Welsh l’opera va letta dalla figura di sinistra a quella di destra per poi arrivare a quella centrale, in cui gli occhi aperti e una maggiore intensità luminosa indicano la conquistata visione di una verità superiore.</p>
<p>La stessa forma del trittico, diffusa nell&#8217;area simbolista, può essere suggerita da un passo di &#8220;Iside svelata&#8221; della Blavatskij, in cui si tratta dei tre spiriti che vivono nell’uomo: lo spirito terrestre, lo spirito delle stelle e lo spirito divino.</p>
<p>												<img decoding="async" width="386" height="599" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Devotion_by_Piet_Mondriaan.jpeg" alt="Piet Mondrian: evoluzione e teosofia" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Devotion_by_Piet_Mondriaan.jpeg 386w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Devotion_by_Piet_Mondriaan-193x300.jpeg 193w" sizes="auto, (max-width: 386px) 100vw, 386px" /><br />
												<img decoding="async" width="398" height="600" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Piet_Mondriaan-_Passiebloem.jpeg" alt="Piet Mondrian: evoluzione e teosofia" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Piet_Mondriaan-_Passiebloem.jpeg 398w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/05/Piet_Mondriaan-_Passiebloem-199x300.jpeg 199w" sizes="auto, (max-width: 398px) 100vw, 398px" />														</p>
<p>Simbolici sono i passaggi cromatici della figura (dal verde al blu, il colore spirituale), forse anche l&#8217;aspetto mascolino della donna, rapportabile all&#8217;idea dell&#8217;ermafrodito, in cui si attua la fusione di un elemento maschile (spirituale) e femminile (materiale). Interessante notare come la figura centrale tenga gli occhi aperti insistendo sul fatto che la visone spirituale avviene in condizione di piena coscienza e non in uno stato di trance o di ipnosi.</p>
<p>L’elemento dei due fiori presenti accanto al volto della figura di sinistra trova un suo precedente nella pittura di Mondrian, in “Passiflora” del 1908, e la contemplazione del fiore come stadio nella conquista della verità suprema, in “Devozione” dello stesso anno. Il mondo vegetale in questa epoca per Mondrian diviene il mezzo per ascendere alle sfere superiori della conoscenza, ciò lo notiamo nei fiori (crisantemi e girasoli) dipinti da Mondrian per un lungo arco di anni in cui il tema del fiore morente potrebbe far riferimento al ciclo vitale e al carattere effimero delle forme naturali.</p>
<h6>di Giuditta Mercuri</h6>
<h2>Credits: <font color="#1e1e1e" face="Montserrat, sans-serif">&nbsp;Immagini da&nbsp;www.wikipedia.org, arthive.com,&nbsp;lasottilelineadombra.com</font></p>
<p>Bibliografia: <font color="#1e1e1e" face="Montserrat, sans-serif">De Micheli Mario, “Le avanguardie artistiche del Novecento”, Milano, Feltrinelli Editore, 2012.<br />N. Crove Jolanda, “Mondrian e De Stijl”, Milano, Giunti Editore, 2018.</font></h2>
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		<title>Il Brutalismo: da Le Corbusier ai Coniugi Smithson</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuditta Mercuri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 12:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Brutalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Coniugi Smithson]]></category>
		<category><![CDATA[Corbusier]]></category>
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					<description><![CDATA[Le Corbusier a partire dal 1950 realizza in aperta campagna, tra Svizzera e Francia, la Cappella di Ronchamp, che sembra esser la negazione radicale dei cinque punti portati avanti nella sua architettura purista degli anni ‘20. Per la sua realizzazione utilizzò del cemento a vista non trattato. L’edificio sbalordì la comunità internazionale tanto da diventare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Corbusier a partire dal 1950 realizza in aperta campagna, tra Svizzera e Francia, la <strong>Cappella di Ronchamp</strong>, che sembra esser la negazione radicale dei cinque punti portati avanti nella sua architettura purista degli anni ‘20. Per la sua realizzazione utilizzò del cemento a vista non trattato.</p>
<p>L’edificio sbalordì la comunità internazionale tanto da diventare un esempio da imitare. Sulla scorta di essa, nascerà una corrente, il <strong>Brutalismo</strong>, termine che fa riferimento al fatto che il cemento NON fosse trattato bensì “bruto”( “béton brut” in francese).</p>
<p>												<img decoding="async" width="800" height="505" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Congres_Team_10_in_Otterlo_-_Team_10_Meeting_in_Otterlo.jpg" alt="IL BRUTALISMO: DA LE CORBUSIER AI CONIUGI SMITHSON" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Congres_Team_10_in_Otterlo_-_Team_10_Meeting_in_Otterlo.jpg 1000w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Congres_Team_10_in_Otterlo_-_Team_10_Meeting_in_Otterlo-300x189.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Congres_Team_10_in_Otterlo_-_Team_10_Meeting_in_Otterlo-768x485.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />														</p>
<h3>Il Brutalismo di Le Corbusier</h3>
<p>Il brutalismo o new brutalism è una corrente sviluppatasi all’interno del movimento moderno ma in dissenso con ciò che eredita nel dopoguerra. I suoi esponenti furono un gruppo di giovani architetti che trovarono inadeguato l’apparato teorico e normativo elaborato dal movimento moderno nel momento in cui ci si confronta con la realtà e in cui si deve affrontare la ricostruzione di alcune parti della città che erano state rase al suolo durante la guerra.</p>
<p>Questi giovani iniziarono ad esternare i loro pensieri in occasione del IX CIAM (congresso internazionale di architettura moderna) che si tenne ad Aix-en Provence nel 1952 (stesso anno in cui le Corbusier inaugurò la sua Unitè d’Habitation a Marsiglia).</p>
<p>												<img decoding="async" width="800" height="599" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Notre-Dame-du-Haut_de_Ronchamp_-_Flickr_-_Mondo79-1024x767.jpg" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Notre-Dame-du-Haut_de_Ronchamp_-_Flickr_-_Mondo79-1024x767.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Notre-Dame-du-Haut_de_Ronchamp_-_Flickr_-_Mondo79-300x225.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Notre-Dame-du-Haut_de_Ronchamp_-_Flickr_-_Mondo79-768x575.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Notre-Dame-du-Haut_de_Ronchamp_-_Flickr_-_Mondo79-1536x1150.jpg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/Notre-Dame-du-Haut_de_Ronchamp_-_Flickr_-_Mondo79-2048x1533.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />														</p>
<p>Quattro anni dopo, nel 1946, la nuova generazione di architetti organizzò il decimo ed ultimo CIAM, nel quale misero alla prova le teorie costruttive elaborate dal movimento moderno prima della guerra. Necessario nella realizzazione di nuove strutture fu il concetto di “memoria” che porta a creare un dialogo emotivo tra la vecchia città e quella nuova, si ragiona in termini di associazione umana tra persone piuttosto che di “organizzazione funzionale” degli spazi. Il Brutalismo ha un approccio centrato sull’uomo, sulla sua crisi e sul suo prendere posto nel mondo; per questo si guarda alla vita operaia, a quella dei bassifondi degradati, alle sculture di Paolozzi, alle opere di Pollok e alle poetiche esistenzialiste come quelle di Sartre.</p>
<p>I massimi esponenti di tale corrente furono <strong>Alison</strong> e <strong>Peter Smithson</strong>, i quali ebbero un approccio sociologico nei confronti dell’architettura piuttosto che teorico.</p>
<p>												<img decoding="async" width="630" height="400" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/smithsons.webp" alt="IL BRUTALISMO: DA LE CORBUSIER AI CONIUGI SMITHSON" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/smithsons.webp 630w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/smithsons-300x190.webp 300w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" />														</p>
<h3>Il Brutalismo e i Coniugi Smithson</h3>
<p>Le loro idee vennero espresse nel testo “<em>Struttura urbana</em>” pubblicato nel 1957, introdotto da una serie di fotografie realizzate da Nigel Henderson il quale ricerca ed esalta una nuova estetica fatta di transitorietà, primitivismo e di “errori”. Queste foto, infatti, furono considerate “sbagliate”, rispetto ai canoni tradizionali poiché storte, sovraesposte e con inquadrature irregolari. Le foto colgono una serie di bambini intenti a giocare lungo le strade: atte a mostrare la vitalità dell’ambiente collettivo in luoghi degradati che dovrebbero essere di esempio per la progettazione di nuovi quartieri.</p>
<p>I due coniugi ritenevano che il Brutalismo traesse, in una società di produzione di massa, una rozza poesia dalle forze potenti. Dunque non qualcosa di distaccato dalla realtà, perfetto ma che non si rispecchia in essa; bensì qualcosa che parta dalla realtà conservandone la rozzezza.</p>
<p>												<img decoding="async" width="800" height="511" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/smithson032.jpeg" alt="IL BRUTALISMO: DA LE CORBUSIER AI CONIUGI SMITHSON" loading="lazy" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/smithson032.jpeg 1000w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/smithson032-300x192.jpeg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/04/smithson032-768x491.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" />														</p>
<p>I due introducono per la prima volta in architettura il termine “<strong>cluster</strong>” inteso come raggruppamento di abitazioni, ciascuna con il proprio cortile, in cui la strada diventa estensione della casa stessa, come fosse un’arena comune ove i più piccoli socializzano contribuendo a creare le relazioni e l’identità del luogo. In opposizione a ciò che esprimeva le Corbusier i brutalisti rivalutano la strada come luogo di mediazione tra “interno” e “esterno” dove avvengono incontri e attività di aggregazione.</p>
<p>I due coniugi si impegnarono nella ricostruzione di alcuni complessi residenziali, come il “Robin Hood Garden”situato a Londra o il “Garden building” della St. Hilda’s College situato ad Oxford, ove la nuova edilizia richiama le tipologie del movimento moderno, ma non è rigida ed asettica, accoglie la città vecchia e con essa si riallaccia.</p>
<p>Il Brutalismo con il tempo non rimase un semplice ricordo destinato a sbiadirsi, anzi divenne punto di riferimento per le correnti successive. Continuò a svilupparsi in inghilterra con James Stirling, in Olanda con Jo Van Der Boek, Jaap Bakema e Aldo Van Eyek e infine raggiunse il Giappone ammaliando l’animo di Kenzo Tange.</p>
<h6>di Giuditta Mercuri</h6>
<h2>Credits: <font color="#1e1e1e" face="Montserrat, sans-serif">&nbsp;Immagini da&nbsp;www.wikipedia.org, www.iconeye.com, 2.bp.blogspot.com</font></p>
<p>Bibliografia: <font color="#1e1e1e" face="Montserrat, sans-serif">K. FRAMPTON, Storia dell’architettura moderna, Zanichelli, Bologna, nuova edizione 2022.<br />J.M. MONTANER, Dopo il movimento moderno, Laterza, Roma-Bari 1996.I</font></h2>
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