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	<title>Cultura &#8211; Parmesse</title>
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	<description>Art, Style and Culture</description>
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	<title>Cultura &#8211; Parmesse</title>
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		<title>I libri si giudicano (anche) dalla copertina: Assouline e i suoi coffee table books</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 21:06:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[Assouline]]></category>
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					<description><![CDATA[Non sono semplici libri: sono dichiarazioni di stile. Per chi ama arte, moda e design, i coffee table books sono un must-have, oggetti da collezione che abitano i nostri salotti non solo per essere sfogliati, ma per diventare parte integrante dell’arredo, un segno distintivo di gusto e personalità. Grandi, rigidi, scenografici, questi volumi invitano a [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Non sono semplici libri: sono dichiarazioni di stile. Per chi ama arte, moda e design, i <strong>coffee table books</strong> sono un must-have, oggetti da collezione che abitano i nostri salotti non solo per essere sfogliati, ma per diventare parte integrante dell’arredo, un segno distintivo di gusto e personalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grandi, rigidi, scenografici, questi volumi invitano a un’esperienza che va oltre la lettura. Raccontano passioni, dagli orologi alle auto d’epoca, dalle barche a vela alle mete da sogno, e offrono immagini capaci di evocare mondi interi in un solo colpo d’occhio. Posati su un tavolino, accanto a un vaso di fiori o a una candela profumata, sono molto più di un libro: sono un manifesto estetico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando si parla di coffee table books, un nome emerge su tutti: <strong>Assouline</strong>. La casa editrice francese, fondata all’inizio degli anni ’90 da Prosper e Martine Assouline, ha trasformato la pubblicazione di libri illustrati in un vero e proprio linguaggio del lusso. Ogni titolo è concepito come un oggetto del desiderio: rilegature eleganti, copertine iconiche, stampe di altissima qualità e contenuti che spaziano dalla moda al design, dai viaggi alla cultura pop.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="800" height="1000" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/08/image-3.png" alt="" class="wp-image-3750" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/08/image-3.png 800w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/08/image-3-240x300.png 240w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/08/image-3-768x960.png 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>The Swan Bar,</em> London. www.assouline.com</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Assouline e le Collezioni da sogno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le serie più amate spicca la <strong>“<a href="https://www.assouline.com" target="_blank" rel="noopener">Ultimate Collection</a>”</strong>, con volumi monumentali come <em>The Impossible Collection of Wine</em> o <em>The Impossible Collection of Cars</em>, autentici gioielli editoriali dedicati ai cultori del bello e del raro. La <strong>“Travel Series”</strong>, invece, invita a partire con lo sguardo: dalle atmosfere colorate di <em>Ibiza Bohemia</em> alle architetture iconiche di <em>Mykonos Muse</em>, fino all’eleganza senza tempo di <em>Capri Dolce Vita</em>. Non mancano le celebrazioni del glamour della moda: <em>Chanel</em>, <em>Louis Vuitton</em>, <em>Dior</em>, veri e propri must per gli amanti dell’haute couture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni volume è un invito a viaggiare con la mente, a lasciarsi sedurre da immagini e storie che parlano di sogni, passioni e lifestyle. Non stupisce che i libri Assouline siano esposti nei concept store più esclusivi, negli hotel di lusso e nelle case di chi ama circondarsi di oggetti che raccontano chi è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo tutto, i libri si giudicano anche dalla copertina. E con Assouline, quella copertina è già un mondo da esplorare.</p>
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		<title>Il segreto dell’artigiano: il valore del fatto a mano nell’era della produzione di massa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Culturit Cattolica]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 16:58:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[artigiano]]></category>
		<category><![CDATA[artiginato]]></category>
		<category><![CDATA[Frankenstein]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>
		<category><![CDATA[valore]]></category>
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					<description><![CDATA[In un mondo dominato dalla produzione seriale e dal digitale, la manualità torna protagonista, affermandosi come gesto creativo, atto culturale e risposta consapevole alla velocità dei ritmi contemporanei.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un rinnovato interesse per ciò che è fatto a mano, un movimento in netto contrasto con la produzione di massa che fa parte della nostra quotidianità. Nell’epoca in cui gli oggetti sono tutti uguali, realizzati in serie e progettati per essere rapidamente sostituiti, cresce il desiderio di scoprire e possedere pezzi che raccontino una storia, che portino con sé la testimonianza di chi li ha creati. Questo ritorno all’artigianalità non è soltanto nostalgia: è una risposta culturale, estetica ed emotiva a un sistema industriale sempre più veloce, che spinge molte persone a riscoprire il valore del tempo, della cura e dell’unicità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La figura dell’artigiano e i suoi segreti di mestiere non coincidono più con l’immagine classica di chi semplicemente “sa fare con le mani”: si va verso un profilo ibrido, un artigiano moderno che diventa designer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo cambiamento riflette una sensibilità nuova verso i processi dove la manualità non è solo esecuzione, ma anche progettazione, la tecnica e il <em>know how </em>si intrecciano con la creatività. Questo favorisce la creazione di idee originali, e non semplici riproduzione di oggetti. L’atto del creare acquista una doppia valenza: è un gesto tecnico e di sperimentazione artistica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La produzione artigianale comporta la creazione di un legame indissolubile tra prodotto e artigiano, laddove il primo rappresenta la creazione del secondo. Il risultato è un prodotto che si esprime nella sua unicità e che si oppone fermamente alla produzione in serie, dimostrando di possedere un’anima: quella del suo autore. L’artigiano, infatti, diventa ideatore ed esecutore al tempo stesso e questa caratteristica fa sì che egli possa essere considerato un vero e proprio artista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;<strong>Artigiano contemporaneo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tanti sono gli esempi di artigiani-artisti nel mondo delle arti. Basti pensare alla figura dello scenografo nel mondo del cinema: colui che si occupa della resa visiva dell’ambiente scenico e che restituisce lo spazio immaginato dal regista. In un’epoca in cui le grandi produzioni prediligono l’impiego dell’intelligenza artificiale per esigenze di natura economica, resistono i professionisti che non sacrificano la manualità del gesto e la matericità del lavoro per custodire la qualità dell’opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il caso del film Frankenstein di Guglielmo del Toro, adattamento del romanzo di Mary Shelley, dove a occuparsi della scenografia è <a href="https://tamaradeverell.com/Artist.asp?ArtistID=50444&amp;Akey=4SC3PSVK&amp;ajx=1" target="_blank" rel="noopener">Tamara Deverell</a>, scenografa di film come <em>Priscilla </em>di Sofia Coppola e serie tv come <em>Star Trek</em>. La scenografia infatti coinvolge innumerevoli maestranze nella realizzazione di protesi fatte a mano, materiali di scena e set monumentali. Un vero e proprio inno all’artigianato che dimostra quanto ancora sia importante nell’epoca del digitale un ritorno alla materia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/Tamara-Deverell-1-1024x682.jpg" alt="artigiano
" class="wp-image-3865" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/Tamara-Deverell-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/Tamara-Deverell-1-300x200.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/Tamara-Deverell-1-768x512.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/Tamara-Deverell-1.avif 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tamara Deverell all&#8217;opera sul set di <em>Frankenstein</em>.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro ruolo centrale in questo rinnovato interesse per la manualità è ricoperto dai giovani designer, che negli ultimi anni stanno dando vita a numerosi brand emergenti. Molti di loro scelgono consapevolmente di sottrarsi alla logica del fast fashion e di costruire una propria identità creativa attraverso processi lenti e fortemente materici. Il recupero di tecniche come il ricamo, la tessitura o le tinture naturali diventa così una dichiarazione di intenti: privilegiare la qualità rispetto alla quantità, l’unicità rispetto alla replicabilità, la cura rispetto alla produzione accelerata. Le nuove generazioni non si limitano a riscoprire le tecniche antiche, ma le trasformano in strumenti per costruire un modello alternativo di moda, fondato sulla sostenibilità culturale e sulla centralità del lavoro manuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa attenzione verso il valore intrinseco del gesto artigianale si rispecchia anche nelle grandi maison di haute couture, dove le sarte specializzate continuano a rappresentare un punto di riferimento imprescindibile. In questi contesti, ogni ricamo, ogni taglio e ogni applicazione è il risultato di una competenza affinata nel tempo e contribuisce a definire la singolarità del capo finale. La lentezza del processo è in apparente contrasto con i ritmi frenetici del sistema moda, tuttavia, non solo ne determina la qualità, ma diventa parte integrante del valore culturale dell’oggetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’incontro fra tecniche tradizionali e linguaggi contemporanei, visibile tanto nei micro-brand emergenti quanto nelle case di alta moda, ridefinisce così il rapporto tra design, artigianato e arte. Mestiere e arte cessano di essere ambiti separati e la manualità diventa gesto creativo. Ne nasce uno spazio ibrido, dove competenza tecnica e visione estetica si valorizzano a vicenda.</p>
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		<title>Profumo come ARTE: l&#8217;esperienza della fragranza in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Culturit Cattolica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 18:04:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Musée International de la Parfumerie]]></category>
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					<description><![CDATA[Non è solo un’essenza o una fragranza, ma il profumo è diventato una vera e propria esperienza sensoriale in cui immergersi a pieno. In Europa la tradizione della distillazione è molto radicata, dalla Francia alla Toscana, tanto da diventare un oggetto da esporre nei musei. ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’excursus storico sul profumo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’arte delle fragranze affonda le sue radici nelle più antiche civiltà. Nella Mezzaluna Fertile, Sumeri ed Egizi furono i primi a produrre essenze e oli profumati tramite distillazioni rudimentali. Proprio sulle sponde del Nilo nacque la profumeria: qui le tecniche si perfezionarono perché i profumi erano fondamentali nei riti religiosi e nell’imbalsamazione, simbolo di continuità dell’anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I Greci e i Romani utilizzarono ampiamente le essenze e gli oli profumati, considerati parte integrante della medicina e della cura del corpo. </p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img decoding="async" width="678" height="452" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-4.png" alt="" class="wp-image-3854" style="aspect-ratio:1.5000180290628493;width:503px;height:auto" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-4.png 678w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-4-300x200.png 300w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /><figcaption class="wp-element-caption">Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, Firenze, Italia.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo un periodo di declino nel Medioevo per motivi religiosi, il Rinascimento segnò una rinascita del profumo, sopratutto in Italia. Firenze divenne la capitale cosmetica, grazie anche all’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, la più antica farmacia d’Europa. Dai suoi orti René Le Florentin, profumiere di Caterina de’ Medici, ricavava le erbe per la fragranza “Acqua della Regina”, che conquistò la corte di Francia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Francia l’arte profumiera si sviluppò ulteriormente, diventando simbolo di status sociale. A Versailles, detta “la corte profumata”, le essenze venivano custodite in pregiate ampolle di vetro soffiato e metalli preziosi. L’introduzione dell’alcool rese i profumi più leggeri e duraturi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel XIX e XX secolo l’arrivo delle molecole sintetiche rivoluzionò l’industria. Le case di moda crearono fragranze iconiche, come Chanel N°5 nel 1921. Oggi il mercato è in continua evoluzione, con una forte crescita delle fragranze di nicchia, attente alla sostenibilità, e delle esperienze di profumeria personalizzata</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’esperienza delle profumoteche, viaggi sensoriali</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le profumoteche stanno diventando uno dei fenomeni più intriganti della cultura contemporanea. Dopo secoli in cui il profumo è rimasto un lusso riservato a pochi e confinato alla sfera privata, queste boutique riportano l’olfatto nello spazio pubblico, trasformando la fragranza in un vero oggetto culturale da esplorare e interpretare. Non sono semplici negozi: funzionano come biblioteche sensoriali, luoghi in cui si custodiscono storie invisibili che attraversano tradizione e sperimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia questo cambiamento è particolarmente evidente. L’<a href="https://eu.smnovella.com" target="_blank" rel="noopener">Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella</a> accoglie il visitatore in ambienti monumentali ricchi di storia, dove ogni essenza conserva un frammento di continuità artigianale. All’estremo opposto, ma nella stessa direzione culturale, si collocano le creazioni di <a href="https://filipposorcinelli.com" data-type="link" data-id="https://filipposorcinelli.com" target="_blank" rel="noopener">Filippo Sorcinelli</a>: fragranze che nascono dalla contaminazione tra arti visive, musica e spiritualità. In queste boutique la profumazione si trasforma in un linguaggio poetico e immersivo, capace di raccontare l’intimità dell’artista.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="964" height="1006" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-2.png" alt="profumo" class="wp-image-3841" style="aspect-ratio:0.9582603888325808;width:413px;height:auto" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-2.png 964w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-2-287x300.png 287w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-2-768x801.png 768w" sizes="auto, (max-width: 964px) 100vw, 964px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Sacristie Des Arbres</em>, Filippo Sorcinelli.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In Europa la prospettiva si amplia con luoghi come Nose Paris, concept-store che ha trasformato la scelta del profumo in un’esperienza curatoriale. La consulenza personalizzata indaga preferenze e memorie olfattive, guidando verso una “firma” costruita sull’identità del visitatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste realtà dimostrano come il profumo stia diventando la nuova frontiera dell’esperienza sensoriale: un incontro tra design, artigianato e narrazione, capace di parlare di identità, memoria e immaginario.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Profumo in mostra: l’ingresso nei musei.</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I musei del profumo nascono dall’esigenza di preservare e raccontare un’arte antichissima, che da sempre con le sue essenze – delicate o intense, floreali o fruttate – risveglia gli olfatti più raffinati. Con l’affermazione della profumeria moderna tra XIX e XX secolo, collezionisti e grandi maison iniziarono a riconoscere il valore culturale e sensoriale dei flaconi, frutto di una complessa ricerca tecnica, estetica e di materie prime e ingredienti selezionati. Da qui nacque l’idea di creare luoghi dedicati alla memoria olfattiva, capaci di raccontare non solo i prodotti finiti, ma anche i processi creativi e artigianali che portano alla loro realizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i pionieri si distinguono le storiche maison francesi legate a Grasse, capitale mondiale del profumo, dove nel 1989 nacque il <em><a href="https://www.museesdegrasse.com/it" data-type="link" data-id="https://www.museesdegrasse.com/it" target="_blank" rel="noopener">Musée International de la Parfumerie</a></em>, simbolo dell’identità della città e custode delle tradizioni locali legate alla distillazione e all’estrazione botanica. In seguito, la Francia e poi l’Europa hanno consolidato il modello della profumoteca come spazio educativo in cui il pubblico può scoprire tutti gli ingredienti, le tecniche e i segreti che si nascondono dietro quest’arte.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="630" height="316" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-3.png" alt="profumo, Musée International de la Parfumerie, Grasse, Francia." class="wp-image-3844" style="aspect-ratio:1.9937417425770114;width:520px;height:auto" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-3.png 630w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/12/image-3-300x150.png 300w" sizes="auto, (max-width: 630px) 100vw, 630px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Musée International de la Parfumerie</em>, Grasse, Francia.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi tra i musei del profumo più celebri spiccano il <em>Musée du Parfum Fragonard</em> di Parigi, il <em>Museo del Profumo</em> di Milano e il <em>Farina Fragrance Museum</em> di Colonia. Questi luoghi testimoniano come il profumo sia entrato nel patrimonio culturale europeo, diventando non solo un accessorio, ma una vera e propria estensione della pelle, del cuore e dell’identità di chi lo sceglie ogni giorno.</p>
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		<title>HERMÈS, Pauline Bayle firma la pièce teatrale al FRANCO PARENTI</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Orsato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2025 08:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion]]></category>
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					<description><![CDATA[Dall’11 al 21 settembre, al Teatro Franco Parenti di Milano,&#160;Hermès&#160;ha commosso il pubblico immergendolo nella sua più vera essenza, attraverso lo spettacolo&#160; HERMÈSTORIES &#8211; Va In Scena Un&#8217; Avventura. Lo ha reso partecipe di quel sogno immaginifico, di quella classe e di quella leggiadra raffinatezza, che riconosciamo, nella maison di rue Saint Honoré. Con un [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dall’11 al 21 settembre, al Teatro Franco Parenti di Milano,&nbsp;<strong>Hermès</strong>&nbsp;ha commosso il pubblico immergendolo nella sua più vera essenza, attraverso lo spettacolo&nbsp; <strong><em><a href="https://www.hermes.com/it/it/content/342143-homepagesept2025p2euit/" target="_blank" rel="noopener">HERMÈSTORIES &#8211; Va In Scena Un&#8217; Avventura</a></em></strong>. Lo ha reso partecipe di quel sogno immaginifico, di quella classe e di quella leggiadra raffinatezza, che riconosciamo, nella maison di rue Saint Honoré. Con un caleidoscopio di emozioni, lo ha stimolato, trasportandolo sulle sue ali, per luoghi lontani.&nbsp; Lo ha condotto all&#8217; embrione della fantasia, passando per il tempo, le vie, le generazioni. Lo ha guidato fin dentro le sue inaccessibili stanze: ove i manufatti e le iconiche creazioni vengono segretamente forgiate.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.hermes.com/it/it/content/342143-homepagesept2025p2euit/" target="_blank" rel="https://www.hermes.com/it/it/content/342143-homepagesept2025p2euit/ noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6672_foto_Luca_del_Pia-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-3796" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6672_foto_Luca_del_Pia-1024x682.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6672_foto_Luca_del_Pia-300x200.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6672_foto_Luca_del_Pia-768x512.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6672_foto_Luca_del_Pia-1536x1024.jpg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6672_foto_Luca_del_Pia.jpg 1682w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><strong><a href="https://www.hermes.com/it/it/content/342143-homepagesept2025p2euit/" target="_blank" rel="noopener">Hermèstories</a></strong>, regia di Pauline Bayle. Una scena &#8211; foto: Luca Del Pia.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre nel foyer teche e display mostravano gli oggetti del mestiere, i twill, le borse più celebri, testimonianze e cimeli indimenticabili, nella platea, la pièce teatrale scritta e diretta dalla regista francese&nbsp;<strong>Pauline Bayle</strong>, lasciava il pubblico a bocca aperta.&nbsp; <em>“Da Hermès, tutti gli oggetti parlano&#8221;</em> …e, anche se non era una coincidenza casuale, il rumorista&nbsp;<strong><em>Monsieur Bruit</em></strong>&nbsp;incantava l&#8217;udito facendo vivere, quasi musicalmente, i più tipici rumori: i suoni brulicanti, i brusii e i fruscii, che animano i reparti dell&#8217; atelier. Brrrr, frrrr, frrrr, clap-clap-clap, ptà! ptà! , schhhh, schhhh; fffruuuuuuhm, fffruuuuuuhm, fruuuhm! …Uno spettacolo, nello spettacolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories__Mostra_foyer__foto_Omar_Sartor__sequenza_6-1-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3797" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories__Mostra_foyer__foto_Omar_Sartor__sequenza_6-1-768x1024.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories__Mostra_foyer__foto_Omar_Sartor__sequenza_6-1-225x300.jpg 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories__Mostra_foyer__foto_Omar_Sartor__sequenza_6-1-1152x1536.jpg 1152w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories__Mostra_foyer__foto_Omar_Sartor__sequenza_6-1-1536x2048.jpg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories__Mostra_foyer__foto_Omar_Sartor__sequenza_6-1-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong><a href="https://www.hermes.com/it/it/content/342143-homepagesept2025p2euit/" target="_blank" rel="noopener">Hermèstories</a></strong> &#8211; Mostra Foyer. Foto: Omar Sartor.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se c&#8217;è una cosa che gli esperti della grande eccellenza italiana guardano con tanto rispetto ed ammirazione verso i transalpini, è senza dubbio la qualità e l&#8217;autenticità dello stile Hermès. Agli amanti dell&#8217;eleganza cosmopolita, la sua raffinatezza non può che suscitare il più sorpreso turbamento: come ogni adolescente può arrossire, scoprendo all&#8217;improvviso un giorno, di essere innamorato di una giovinetta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6343_foto_Luca_del_Pia-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-3807" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6343_foto_Luca_del_Pia-1-1024x682.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6343_foto_Luca_del_Pia-1-300x200.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6343_foto_Luca_del_Pia-1-768x512.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6343_foto_Luca_del_Pia-1-1536x1024.jpg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/10/Hermestories_DSC6343_foto_Luca_del_Pia-1.jpg 1682w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://www.hermes.com/it/it/content/342143-homepagesept2025p2euit/" target="_blank" rel="noopener">Hermèstories</a> regia di Pauline Bayle. Una scena &#8211; foto: Luca Del Pia.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Che lo spettacolo, oscillante tra fanciullesco surrealismo, e strabordante passione per l&#8217;&nbsp; artigianalità, abbia conquistato gli ospiti, facendoli sentire in un attimo bimbi seduti per ore nella stanza dei balocchi, oppure adulti dentro una storica boutique,&nbsp;poco importa.<br>Ciò che conta, è che ogni singolo spettatore si è alzato dalla poltroncina di velluto, più gioioso, più sereno e più sognante, di quando vi si era seduto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Michele Orsato</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>L&#8217; Umanità di Vivian Maier</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Orsato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Sep 2025 10:56:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[C&#8217;è qualcuno in giro che ancora non sa chi sia Vivian Maier? La nostra generazione e quelle future hanno un grande privilegio rispetto alle precedenti. Se si parla di arte, e di fotografia in particolare, possiamo vantarci di aver conosciuto le sue opere. Si perché a quelli che c&#8217;erano prima di noi, la sua opera [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><br>C&#8217;è qualcuno in giro che ancora non sa chi sia Vivian Maier? La nostra generazione e quelle future hanno un grande privilegio rispetto alle precedenti. Se si parla di arte, e di fotografia in particolare, possiamo vantarci di aver conosciuto le sue opere. Si perché a quelli che c&#8217;erano prima di noi, la sua opera era totalmente sconosciuta: sepolta sotto carte, ricevute, avvisi bonari, -ricordi-, lettere d&#8217; ingiunzione. Oggetti disparati. Polvere. Ignota. Occlusa: entro scatoloni legati con scotch da pacchi: non poteva uscire. Sembrava questo il suo destino: giungere al macero senza che prima nessuno l&#8217; avesse degnata di uno sguardo, di un istante di vera attenzione. Mai. In modo del tutto inaspettato però, un giorno, per questa fotografa così goffa nei movimenti, austera nell&#8217; aspetto, ma così viva e pulsante nell&#8217; osservazione, la storia ha deciso di renderle una giusta ricompensa, matchandosi col destino aprendo quegli scatoloni da trasloco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sguardo sensibile e profondo di Vivian, la sua rapace attenzione verso ogni frame della realtà, sono giunti fino a noi. In un attimo. Come quando un fiume in piena rompe gli argini. E senza clamori: come lei infondo. Come i suoi scatti. Già questo basta ad infiammare l&#8217;animo delle persone più sensibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli fosse stato chiesto mentre era in vita, se avesse desiderato che in questo modo un giorno la conoscenza della sua opera artistica venisse allo scoperto, ella probabilmente avrebbe risposto di sì. Ma senza vernissage, si sarebbe raccomandata… Senza tante cerimonie. E così, il destino ha restituito a Vivian, ciò che essa, in silenzio, ha prodotto nei decenni, consumando suole di calzature. Ed era sicuramente così che lei avrebbe voluto, se a quei tempi, con un oracolo, avesse potuto sapere e scegliere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che rende speciali le immagini di Vivian Maier, potrebbe apparire quasi insignificante agli sguardi frettolosi. In realtà Vivian con le sue fotografie ha raggiunto delle vette artistiche che molti altri fotografi, blasonati e allestiti regolarmente nei più prestigiosi musei, non vedono neppure stando seduti al campo base. Sembra esserci un &#8220;prima&#8221; e un &#8220;dopo&#8221; artistico, rispetto a Vivian Maier.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sue opere ritraggono persone, in maggior parte. I loro particolari e quelli delle loro vite, della loro quotidianità. La middle class Usa con i loro quartieri eleganti, i sobborghi e infine, le periferie. Le figure colte dalla fotografa paiono quasi sempre inserite in un contesto che le comprende, inteso come contesto che le ospita: ma non che le integra. Vengono ritratte in momenti piuttosto anonimi, in situazioni quasi sempre banali, in luoghi brulicanti di movimento o fermi come congelati. Vivono in grandi città, che procedono convulse come ingorghi di traffico, anche senza di esse. Occupano una posizione spesso di spettatori: di una realtà amica o nemica? Lei non lo chiarisce. Vitale o mortale? Anche questo, lei non lo chiarisce. Anzi, pare proprio che lei li voglia tenere sospesi in perfetto equilibrio su due piatti della stessa bilancia. Spesso li presenta frammentati: interrotti, nel cammino della loro vita. Per esempio, fermi di fronte ad un semaforo. Oppure mentre avanzano lungo un marciapiede, a pochi passi da un angolo, che svolterà il loro cammino per sempre nell&#8217;ombra, dietro il palazzo. Davanti alle vetrine del consumismo: svanenti tra i riflessi. Specchiati, sdoppiati, triplicati, infinite volte. Spezzati. Frantumati, da una realtà moderna che sembra esaminarli, catalogarli, vivisezionarli.<br>Non solo visi, non solo figure intere quindi, anche mani, piedi, oggetti: tutto viene esaminato, raccolto, conservato. Tutto racconta di una modernità che analizza, suddivide, cataloga e colloca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era assai sincera di fronte alla lente, Vivian Maier. Per capirla davvero, è bene richiamare l&#8217;indole personale della fotografa, il suo carattere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Vivian descritta da chi l&#8217;ha conosciuta è una giovane donna, e poi donna di mezza età, alquanto schiva con i suoi coevi. Riservata. Sbrigativa. A volte urticante di sarcasmo, tuttavia amabile. Franca. Di poche parole e di alcun complimento superfluo. Intelligente più della media, acuta osservatrice. Per il ruolo che aveva, a volte era davvero scrupolosa su alcune regole, ma tuttavia sempre estremamente tenera con i bambini, di cui era la tata preferita.<br>Amava i bimbi che le erano affidati: si dedicava loro generosamente. Li amava molto. Li amava tantissimo, di una tenerezza quasi spirituale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217; altra caratteristica utile a conoscere nell&#8217; intimo Vivian, era la sua  abitudine di &#8220;conservare&#8221;. Conservava tante cose: sembrava davvero conservasse di tutto. Ma fra tante cose che ella decideva di archiviare, stupiva che fra queste ve n&#8217; erano molte di scarsa, se non di bizzarra, importanza.<br>Scontrini della spesa. Annotazioni. Volantini pubblicitari. Conti. Ricevute scadute. Cartoline. Corrispondenza. Biglietti vari. Foto…<br>Già, le foto. Foto insieme a tantissimi altri frammenti di vita e di quotidianità che attiravano la sua attenzione e che ella riteneva doveroso non buttare. Cocci di quotidianità. Osservati, analizzati e repertati. Secondo un suo personalissimo giudizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è così, credo, si possa spiegare la fotografia, non su committenza dunque libera, intima, personale, di Vivian Maier.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le immagini di Vivian sono moltissimo documento. E moltissimo arte. Arte che coglie. Arte che scruta. Arte che analizza. Arte che dice. Arte che annuncia. Arte che racconta. Arte che ricorda. Arte che spiega, anche la realtà di oggi. Arte non semplicemente bella da vedere come tanta altra…<br>Arte che commuove.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha già visto una mostra a lei dedicata o quelli che andranno a vederne una, si accorgeranno, riflettendo su ciò che hanno visto dopo essere usciti dall&#8217;esposizione, di quanta attenzione ella riservasse all&#8217;essere umano, ma di più: all&#8217; umanità delle persone.<br>È meticolosa nell&#8217; approvvigionarsene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rapida nel tempo di posa. Fugace nella scelta del soggetto. Fulminea nella composizione: in un dialogo sempre acceso, ritmico, fra persone e contesto: fra soggetto immortalato e ambiente circostante. Fra&nbsp;momento e accaduto.&nbsp;Ma non per riferire di un integrazione fra uomo e ambiente, ma per evidenziare sembra, due esistenze indipendenti, che non per loro scelta, convivono. Sincopati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pozzetto della sua Rollei, tenuta poco sopra&nbsp; l&#8217; addome, ne favoriva molto la poetica. Essa ci guardava dentro l&#8217;obiettivo abbassando la testa. Il soggetto di fronte a lei quindi la notava in questa curiosa postura dimessa, quasi rassegnata, e non si sentiva affatto a disagio di fronte ad un obiettivo che, seppur orientato verso di lui, in quella situazione appariva insignificante: come il braccio teso di un mendicante. Altre volte invece, il soggetto poggiava incuriosito ed esitante il suo stesso sguardo verso la macchina, scrutando una misteriosa attesa, ignaro di fissarne l&#8217;obiettivo mentre ella, proprio in quel momento, lo scattava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posizione a mezza altezza tipica di quelle fotografie ritraeva i suoi protagonisti quasi sempre dal basso verso l&#8217;alto: come quando si sta di fronte a un&#8217; entità gloriosa: un monumento. Forse per Vivian era proprio questo il primo presupposto per esprimere fedelmente con le immagini, l&#8217;amore che ella provava per l&#8217; umanità dell&#8217; essere umano. Un monumento. Per lei l&#8217;essere umano veniva immortalato così com&#8217;era, anche quando angosciamente sofferente, con misticismo e sacralità.<br>Amava così tanto, che spesso non aveva neppure il bisogno di ritrarre una figura intera.<br>Sovente le bastavano anche solo parti di un corpo. Un braccio. Una gamba. Due coppie di piedi. Una mano fra i capelli… Nulla che sia apparentemente così degno di essere impresso in una pellicola. Spesso fra i suoi scatti ad essere ritratte erano persone disabili, oppure dei senza tetto: celebrazione dell&#8217; inclusività, quando questo ancora non era tema di pubblica condivisione. Altre volte erano i bimbi che accudiva, ad essere fotografati. Quasi mai in posa. Non di rado, colti in momenti non ideali.<br>Solo una persona che amava intimamente l&#8217; umanità delle persone, e ne voleva cogliere i momenti più sublimi, poteva spingersi a scattare simili immagini. E a voler conservare tali documenti!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, a Vivian per evocare questa poesia attraverso la realtà non era più necessario neppure ritrarre le persone, né le loro singole parti.&nbsp; Le bastavano gli oggetti di uso comune, gli effetti personali di tutti i giorni.<br>Si concentró in una poetica documentaria degli oggetti. Nella sua fotografia gli oggetti giunsero ad essere rappresentati quasi sullo stesso piano delle persone. O forse le persone, ritrovatesi sullo stesso piano dei loro beni di consumo? Con la sua Rollei scattava questi e quelli. Oppure talvolta solo quelli. Conoscendo oggi la realtà in cui viviamo:&nbsp; non era profondamente anticipatrice?</p>



<p class="wp-block-paragraph">A noi restano le opere. Vere e commoventi. Che si guardano per la loro struggente bellezza. Se poi ci ricordiamo, che nell&#8217;indifferenza generale erano state realizzate, e per caso furono ritrovate. Che in segreto lei coglieva i frame più intimi e veri degli sconosciuti, di soggetti improvvisamente protagonisti, così come ella inconsapevolmente ed in silenzio, in un attimo, è divenuta protagonista dell&#8217; arte fotografica. Con stupore e riconoscenza ora, noi applaudiamo alla storia, increduli del suo felice appuntamento col destino.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Vivian Maier, a Padova, presso il Centro Culturale Altinate &#8211; San Gaetano, <br>fino al 28 settembre 2025.</p>
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		<title>Chi sta plasmando la musica italiana del futuro?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elena Filosa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jun 2025 10:07:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Castiglia]]></category>
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		<category><![CDATA[Delicatoni]]></category>
		<category><![CDATA[Emma]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo una visita organizzata dall’università presso la sede milanese dell’Universal Music Group, ho potuto approfondire la complessità e le sfumature spesso oscure che animano il mondo delle case discografiche, dei manager e dei musicisti. Un universo complesso, in cui le logiche di potere si intrecciano a dinamiche non sempre trasparenti. Ciò che più mi ha [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo una visita organizzata dall’università presso la sede milanese dell’Universal Music Group, ho potuto approfondire la complessità e le sfumature spesso oscure che animano il mondo delle case discografiche, dei manager e dei musicisti. Un universo complesso, in cui le logiche di potere si intrecciano a dinamiche non sempre trasparenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che più mi ha colpita, tuttavia, è stata la sensazione di profonda disillusione che traspariva dalle parole di uno dei produttori con cui abbiamo avuto modo di confrontarci. Una sfiducia che sembrava rivolta soprattutto all’ambiente discografico italiano, alle sue logiche interne, dove spesso le scelte dettate dal profitto finiscono per influenzare anche la direzione della musica che ascoltiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In risposta a questo sentimento ho deciso di proporre uno sguardo alternativo, una piccola selezione di artisti che, a mio giudizio, incarnano una musica viva, autentica e necessaria. Non si tratta di una classifica né di una lista esaustiva, ma di cinque nomi che negli ultimi mesi hanno catturato particolarmente la mia attenzione. Ecco i loro nomi:</p>



<h2 class="wp-block-heading">La musica italiana del futuro. Ecco i cinque artisti da ascoltare con cura</h2>



<h3 class="wp-block-heading">&#8211; Delicatoni</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/delicatoni-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3699" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/delicatoni-819x1024.jpg 819w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/delicatoni-240x300.jpg 240w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/delicatoni-768x960.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/delicatoni.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I <a href="https://www.instagram.com/delicatoni/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/delicatoni/" target="_blank" rel="noopener">Delicatoni</a> sono un collettivo formato da quattro musicisti : Antonio Bettini, Smilian Jack Cibic, Giorgio Manzardo e Claudio Murru, originari di Vicenza. Devo subito contraddirmi, non è affatto un caso che siano i primi della lista. Li ho scoperti per caso e, poco dopo, ho avuto la fortuna di ascoltarli dal vivo all’Alcazar di Roma. Da quel momento, non me ne sono più liberata. Dal vivo sono incredibili, utilizzano una grande varietà di strumenti, dai sintetizzatori modulari al sassofono. La loro musica è capace di costruire atmosfere giocose e raffinate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8211; Anna Castiglia</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="820" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/anna-castiglia-820x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3697" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/anna-castiglia-820x1024.jpeg 820w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/anna-castiglia-240x300.jpeg 240w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/anna-castiglia-768x959.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/anna-castiglia.jpeg 1080w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/annacastiglia_/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/annacastiglia_/" target="_blank" rel="noopener">Anna Castiglia</a> è una cantautrice siciliana, originaria di Catania. La prima volta che l’ho ascoltata mi ha catturata tantissimo la sua voce: morbida e espressiva. Non posso dire di amare ogni sua canzone, ma il suo modo di cantare mi piace da impazzire. Vorrei che mi cullasse la notte. In un’intervista ha detto di sentirsi una “cantautrice demodé”, e in effetti qualcosa di quel modo un po’ fuori dal tempo le appartiene davvero.</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8211; EMMA</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/emma-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3696" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/emma-768x1024.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/emma-225x300.jpeg 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/emma.jpeg 1080w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Di <a href="https://www.instagram.com/emmatuedio/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/emmatuedio/" target="_blank" rel="noopener">EMMA</a> online si trova poco, e forse è un bene, la sua musica parla da sé. Nel suo ultimo album, ERA L’INIZIO, mescola caos e delicatezza, trasformando ogni brano in un viaggio intimo nella sua storia. Quello che colpisce è la sua voce, sempre intensa e carica di emozione. Non è assolutamente una musica di sottofondo, al contrario è un esperienza che chiede molta attenzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8211; Il Mago del Gelato</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/472675567_18000311141749711_2780542655855998426_n-1-819x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3695" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/472675567_18000311141749711_2780542655855998426_n-1-819x1024.jpeg 819w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/472675567_18000311141749711_2780542655855998426_n-1-240x300.jpeg 240w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/472675567_18000311141749711_2780542655855998426_n-1-768x960.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/472675567_18000311141749711_2780542655855998426_n-1.jpeg 1080w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/ilmagodelgelatomusic/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/ilmagodelgelatomusic/" target="_blank" rel="noopener">Il Mago del Gelato</a> è una band milanese che ho visto per la prima volta sul palco del Primo Maggio e mi hanno conquistato al primo ascolto. La loro musica è un mix di jazz, funk e sonorità vintage. Ho ascoltato il loro album Chi è Nicola Felpieri? più volte e non vedo l’ora di rivederli dal vivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">&#8211; Lauryyn</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="820" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/Lauryyn-820x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3698" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/Lauryyn-820x1024.jpg 820w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/Lauryyn-240x300.jpg 240w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/Lauryyn-768x959.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/06/Lauryyn.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.instagram.com/lauryyn_____/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/lauryyn_____/" target="_blank" rel="noopener">Lauryyn</a>, cantante e autrice pugliese, ha qualcosa di primordiale e modernissimo insieme. La sua voce è potente, sensuale e sofisticata. Consiglio assolutamente di guardare il video sul canale Leggera della sua performance musicale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Se potessi, li proteggerei da ogni giudizio affrettato o superficiale, quasi come fossero qualcosa di mio da custodire gelosamente. Eppure, allo stesso tempo, desidero condividerli, perché vale la pena dedicare loro ore di ascolto. Comunque, sono certa che ci siano molti altri talenti meritevoli che valga la pena esplorare al più presto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei concludere con una riflessione tratta da uno scritto di Marlene Dietrich, che osservava quanto poco tempo abbia chi lavora per ascoltare davvero la musica, una perdita, diceva, per l’anima e per il sistema nervoso. Nell’industria discografica, è facile che l’urgenza del mercato lasci poco spazio a proposte meno immediate. Ma forse, se ci si concedesse più tempo per ascoltare, si scoprirebbero universi sonori lontani dal profitto, ma ricchi di valore e nutrimento per lo spirito.</p>
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		<title>Annalisa Martino: Hollywood Rivive a Paestum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Gelichi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 00:16:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
		<category><![CDATA[Annalisa Martino]]></category>
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					<description><![CDATA[La nona edizione del Fashion in Paestum, in programma il 26 aprile 2025 presso il Polo Fieristico Next Ex Tabacchificio di Capaccio Paestum, vedrà protagonista la stilista Annalisa Martino con la sua esclusiva collezione &#8220;Hollywood&#8221;. Cresciuta in una famiglia di artisti, Annalisa ha respirato creatività fin dall’infanzia, sviluppando presto una passione intensa per la moda. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La <a href="https://www.modapaestum.com" target="_blank" rel="noopener"><strong>nona edizione del Fashion in Paestum</strong>,</a> in programma il <strong>26 aprile 2025</strong> presso il Polo Fieristico Next Ex Tabacchificio di Capaccio Paestum, vedrà protagonista la stilista <strong><a href="https://www.instagram.com/annalisamartinocollection/?hl=it" target="_blank" rel="noopener">Annalisa Martino</a></strong> con la sua esclusiva collezione <strong>&#8220;Hollywood&#8221;</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cresciuta in una famiglia di artisti, <a href="https://www.parmesse.it/2024/12/10/annalisa-martino-collection/" data-type="post" data-id="3227">Annalisa</a> ha respirato creatività fin dall’infanzia, sviluppando presto una passione intensa per la moda. Nonostante le difficoltà e gli ostacoli incontrati lungo il suo percorso, ha sempre creduto nella sua arte, trasformando ogni sfida in un&#8217;opportunità per brillare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="649" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_4790-2-1-649x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3558" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_4790-2-1-649x1024.jpg 649w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_4790-2-1-190x300.jpg 190w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_4790-2-1-768x1211.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_4790-2-1-974x1536.jpg 974w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_4790-2-1.jpg 1179w" sizes="auto, (max-width: 649px) 100vw, 649px" /><figcaption class="wp-element-caption">Capo della  collezione <strong>Hollywood</strong> di <strong><a href="https://www.instagram.com/annalisamartinocollection/?hl=it" target="_blank" rel="noopener">Annalisa Martino</a></strong> </figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">La collezione Hollywood di Annalisa Martino</h3>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph">La sua collezione, ispirata all’età d’oro del cinema americano, <strong>rende omaggio al fascino senza tempo di Hollywood retro</strong>, un’epoca segnata da uno stile raffinato e lussuoso. In un momento segnato dalle devastazioni causate dagli incendi che hanno ridotto in cenere la scintillante Hollywood glamour, questa linea rappresenta una celebrazione della resilienza e della bellezza perdurante.<strong> Ogni capo è un tributo alla storia</strong>, realizzato con estrema cura artigianale. <strong>Corsetti strutturati, gonne a ruota e guanti eleganti</strong>, impreziositi da ricami fatti a mano, incarnano l’essenza di un’epoca iconica, restituendo il suo splendore in una nuova, esclusiva interpretazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/D170D9BB-B27A-4804-895C-8CAEDC6CE53F-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3559" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/D170D9BB-B27A-4804-895C-8CAEDC6CE53F-768x1024.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/D170D9BB-B27A-4804-895C-8CAEDC6CE53F-225x300.jpg 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/D170D9BB-B27A-4804-895C-8CAEDC6CE53F-1152x1536.jpg 1152w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/D170D9BB-B27A-4804-895C-8CAEDC6CE53F.jpg 1242w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Capo della  collezione <strong>Hollywood</strong> di <strong>Annalisa Martino</strong> </figcaption></figure>



<p class="has-text-align-left wp-block-paragraph"><strong>Autodidatta nel ricamo</strong>, Annalisa ha affinato questa arte nel tempo, trasformandola in un processo di espressione creativa pura. Senza seguire bozzetti o disegni preliminari, ogni sua creazione prende forma direttamente tra le sue mani, guidata dall&#8217;ispirazione del momento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/DC56202A-C4EB-4A99-9AF0-80628ECB2A71-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3561" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/DC56202A-C4EB-4A99-9AF0-80628ECB2A71-768x1024.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/DC56202A-C4EB-4A99-9AF0-80628ECB2A71-225x300.jpg 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/DC56202A-C4EB-4A99-9AF0-80628ECB2A71-1152x1536.jpg 1152w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/03/DC56202A-C4EB-4A99-9AF0-80628ECB2A71.jpg 1242w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Capo della  collezione <strong>Hollywood</strong> di <strong>Annalisa Martino</strong> </figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I tessuti, scelti con cura tra <strong>Prato, Brescia e Istanbul</strong>, provengono da fiere, mercati e persino mercatini vintage, combinando materiali pregiati con una filosofia sostenibile e ricercata. La stilista predilige <strong>tessuti brillanti</strong>, capaci di catturare la luce e ricreare l’atmosfera scintillante della vecchia Hollywood.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la sua collezione, Annalisa Martino porta al <strong>Fashion in Paestum</strong> un perfetto equilibrio tra nostalgia ed eleganza, trasformando il passato in una nuova visione di stile senza tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Tra Arte e Design: Equilibrio, Funzionalità e Percezione dello Spazio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Culturit Cattolica]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 18:30:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Design]]></category>
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					<description><![CDATA[Il mondo dell’arte, nella sua infinita varietà, non smette mai di sorprendere, offrendo continui spunti di connessione tra le sue molteplici espressioni. I grandi designer, stilisti e architetti hanno espresso la propria creatività dando vita a progetti estremamente originali, nei quali il richiamo ai&#160; grandi artisti del Novecento supera la mera ispirazione, diventando citazione colta, [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il mondo dell’arte, nella sua infinita varietà, non smette mai di sorprendere, offrendo continui spunti di connessione tra le sue molteplici espressioni. I grandi designer, stilisti e architetti hanno espresso la propria creatività dando vita a progetti estremamente originali, nei quali il richiamo ai&nbsp; grandi artisti del Novecento supera la mera ispirazione, diventando citazione colta, senza però lasciare da parte un aspetto più innovativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’articolo di oggi si propone di esplorare cinque esempi emblematici che testimoniano il legame senza tempo tra arte e design e che dimostrano come il rapporto tra queste ultime non sia solamente fondato sull’estetica, ma che siano altrettanto cruciali l’equilibrio, la funzionalità, e la percezione dello spazio. Seguendo un filo cronologico, scopriremo uno dei progetti architettonici più celebri di <a href="https://www.parmesse.it/2024/04/11/brutalismo-le-corbusierconiugi-smithson/" data-type="post" data-id="1803">Le Corbusier</a>, per poi immergerci nella Mondrian Collection di Yves Saint Laurent. Coglieremo poi le radici del Futurismo nell’opera di Zaha Hadid, per poi riscoprire il dialogo tra l’arte e la moda attraverso Dior e, infine, ci soffermeremo sul design d’arredamento firmato Gruppo Euromobil.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le Corbusier e il Purismo</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.artesvelata.it/" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Le-Corbusier-Villa-Savoye-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-3541" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Le-Corbusier-Villa-Savoye-1024x768.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Le-Corbusier-Villa-Savoye-300x225.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Le-Corbusier-Villa-Savoye-768x576.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Le-Corbusier-Villa-Savoye-1536x1152.jpg 1536w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Le-Corbusier-Villa-Savoye-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><em>Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Poissy, Francia. Veduta angolare. Source Arte Svelata.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le Corbusier, uno dei più grandi architetti del XX secolo, trovò ispirazione nel movimento purista, una corrente artistica che esaltava la semplicità delle forme e la funzionalità. Il suo celebre motto, “una casa è una macchina per abitare”, rifletteva l’idea che l’architettura dovesse essere razionale e priva di orpelli superflui. Le sue opere, tra le più note Villa Savoye, incarnavano i principi del Purismo: strutture geometriche, spazi aperti il tutto immerso in un’estetica minimalista. Questo approccio influenzò profondamente il design d’interni e l’arredamento moderno, dando origine a oggetti essenziali ma sofisticati, in cui ogni dettaglio aveva una precisa funzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Yves Saint Laurent e Piet Mondrian</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/saint-laurent-mondrian.webp" alt="" class="wp-image-3542" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/saint-laurent-mondrian.webp 819w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/saint-laurent-mondrian-240x300.webp 240w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/saint-laurent-mondrian-768x960.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Yves Saint Laurent, three dresses from the Autumn–Winter 1965–1966 couture collection. Life 59, September 3, 1965, 46. Photo: Joseph Leombruno and Jack Bodi. Getty Research Institute.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1965, Yves Saint Laurent trasportò l’arte nei tessuti della celebre Mondrian Collection, ispirata alle opere del pittore olandese Piet Mondrian (1872-1944). Tra i pezzi più iconici, l’abito da cocktail in jersey di lana e seta riproduceva la caratteristica griglia nera con campiture di rosso, blu e giallo, creando un perfetto equilibrio tra eleganza e avanguardia. Il design infatti era estremamente innovativo, senza cuciture visibili, esaltava la silhouette femminile con una raffinata semplicità geometrica. Venduto a 130 mila lire (circa €67), oggi è esposto al Victoria and Albert Museum di Londra, come testimonianza del dialogo tra moda e arte che ha reso immortale Saint Laurent.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Zaha Hadid e il Futurismo</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="639" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/03_heydar-aliyev-hadid.avif" alt="" class="wp-image-3545" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/03_heydar-aliyev-hadid.avif 960w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/03_heydar-aliyev-hadid-300x200.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/03_heydar-aliyev-hadid-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Heydar Aliyev Center, progettato da Zaha Hadid.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.parmesse.it/2024/04/19/zaha-hadid-architettura-contemporanea/" data-type="post" data-id="1995">Zaha Hadid</a> (1950-2016) architetta anglo-irachena estremamente rivoluzionaria, ha trasformato l’architettura con forme fluide, linee sinuose e geometrie complesse. Prima donna a vincere il Premio Pritzker (2004) ha progettato opere iconiche come il MAXXI di Roma, l’Heydar Aliyev Center a Baku, l’Opera House di Guangzhou e il London Aquatics Centre. L’Heydar Aliyev Center incarna il futurismo sfidando la rigidità sovietica con curve dinamiche e superfici ondulate, ma anche dando vita ad una struttura innovativa che combina cemento e un telaio tridimensionale, nascondendo gli elementi portanti per creare un effetto di leggerezza e movimento. Una struttura inno al cambiamento, che invita a pensare al futuro con coraggio. È immaginabile come il “panta rei” di Eraclito: lo scorrere di un fiume che non smette mai di fluire.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dior x Nike de Saint Phalle</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="692" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Dior-Niki-de-Saint-Phalle-4.jpg" alt="" class="wp-image-3544" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Dior-Niki-de-Saint-Phalle-4.jpg 640w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/Dior-Niki-de-Saint-Phalle-4-277x300.jpg 277w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Dior x Niki De Saint Phalle</em>.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il fascino della pratica artistica ha colpito anche Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, che nel 2024 ha reso omaggio all’artista franco-americana Niki de Saint Phalle ideando una capsule collection per la maison ispirata ai motivi colorati e surrealisti presenti nelle sue opere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conosciuta per il suo spirito anticonformista e femminista, De Saint Phalle ha dato vita a una moleplicità di mondi fantasiosi, di cui fanno parte, tra le varie figure, il Drago Verde e il motivo variopinto Dragon Zodiac, da cui il nome della collezione, “Hideous Dragons”. Le opere prendono vita in capi d’abbigliamento, tra cui figurano maglioni, camicie e gonne, assieme ad accessori e calzature, dimostrando le infinite possibilità di dialogo tra arte e moda.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Désirée &#8211; Gruppo Euromobil&nbsp;</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="826" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/alessandro-mendini-con-proust-826x1024.webp" alt="" class="wp-image-3543" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/alessandro-mendini-con-proust-826x1024.webp 826w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/alessandro-mendini-con-proust-242x300.webp 242w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/alessandro-mendini-con-proust-768x952.webp 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/02/alessandro-mendini-con-proust.webp 1000w" sizes="auto, (max-width: 826px) 100vw, 826px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Alessandro Mendini con la &#8220;Proust&#8221; monumentale.</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’arte tradizionale arriva anche ai giorni nostri nelle pareti delle nostre case: i designer omaggiano i grandi pittori e si ispirano alle loro opere d’arte per la realizzazione dell’arredamento d’interni, rendendo i grandi maestri d’arte più vivi che mai. Un esempio che ci incanta e affascina è la “Poltrona Proust” di Alessandro Mendini, nata nel 1978.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo tessuto è un omaggio vibrante al puntinismo di Seurat e Signac, ci avvolge e ci fa sentire direttamente nei prati assolati di Signac, un’esplosione di colori che rende l’atmosfera giocosa. Un connubio perfetto tra arte e funzionalità, come aveva precedentemente concepito D’Annunzio, trasformando una semplice stanza in una<br>galleria d’arte.</p>
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		<title>La nuova collaborazione tra John Richmond &#038; Cocci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rebecca Gelichi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jan 2025 13:21:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giulio Marchioni, conosciuto come Cocci per il suo store online di vintage, realizza un sogno che coltivava fin da bambino: collaborare con John Richmond. Questa straordinaria collaborazione prenderà vita con un esclusivo pop-up all’interno del negozio John Richmond in via Pontevetro 18, a Milano, a partire dal 17 gennaio. John Richmond &#38; Cocci: Un Sogno [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Giulio Marchioni, conosciuto come<a href="https://www.instagram.com/cocci.it/" target="_blank" rel="noopener"> Cocci </a>per il suo store online di vintage, realizza un sogno che coltivava fin da bambino: collaborare con <a href="https://www.johnrichmond.com/?srsltid=AfmBOopzBPTQW8bqSMeNT_atnEVeDs9f-NzRbSmFSVX8TiPEXWV55Hwm" target="_blank" rel="noopener">John Richmond</a>. Questa straordinaria collaborazione prenderà vita con un esclusivo pop-up all’interno del negozio John Richmond in via Pontevetro 18, a Milano, a partire dal 17 gennaio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">John Richmond &amp; Cocci: <strong>Un Sogno che Diventa Realta&#8217;</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La collaborazione con John Richmond rappresenta per Giulio la realizzazione di un sogno d’infanzia. Per raccontare il legame con il brand, ricorda un episodio della sua Cresima, accompagnato da una vecchia foto.<br>All’epoca, i suoi genitori lo portarono a scegliere un abbigliamento per l’occasione, sperando che optasse per qualcosa di elegante. Ma entrando in un negozio per bambini, Giulio rimase affascinato dai capi di John Richmond, noti per i loro loghi audaci. <br>In quella foto indossava un bomber con la scritta “Richmond” e un denim caratterizzato dal logo gigante sul retro. Oggi, a distanza di più di 15 anni, quella passione si è trasformata in una collaborazione ufficiale con il brand. Giulio e John Richmond hanno ideato insieme un capo,&nbsp; che sarà completamente personalizzabile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Selezione Vintage per il Pop-Up</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Dal vasto archivio vintage di Giulio, è stata curata una selezione esclusiva per il pop-up, con pezzi che uniscono storia e stile senza tempo. <br>Tra le proposte più interessanti ci sono le iconiche giacche da campo della Seconda Guerra Mondiale, caratterizzate dai loro 13 bottoni; capi di abbigliamento sportivo anni &#8217;80 e &#8217;90, come una hoodie con cappuccio US Navy e una crewneck USMC, simbolo dei Marines americani; bomber jacket di derivazione americana, inclusi modelli L2B della US Air Force. Per la parte inferiore, i cargo woodland americani degli anni &#8217;90 e i must-have svizzeri degli anni &#8217;60 e &#8217;70.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.instagram.com/p/DE0SdvIim8y/?igsh=MTBmN2FicnBvNW1yYw%3D%3D" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" width="938" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_3611-938x1024.jpg" alt="" class="wp-image-3472" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_3611-938x1024.jpg 938w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_3611-275x300.jpg 275w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_3611-768x838.jpg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2025/01/IMG_3611.jpg 1179w" sizes="auto, (max-width: 938px) 100vw, 938px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Selezione di t-shirt per il pop-up store</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Un Tocco Personale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ambito di questa collaborazione, Giulio ha scelto di aggiungere un tocco personale offrendo anche la possibilità di personalizzare alcuni capi. Partendo da overshirt caratterizzate dal classico pattern woodland americano, la lavorazione artigianale include un “distressing” eseguito a mano con strumenti come il Dremel. Le modifiche si concentrano su aree come gomiti, polsi, colletto e altre zone soggette a maggiore usura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’evento rappresenta un connubio tra moda e storia, con capi che raccontano un’epoca e uno stile intramontabile. Per scoprire l’intera selezione, non resta che visitare il pop-up di John Richmond in via Pontevetro 18, Milano, a partire dal 17 gennaio.</p>
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		<title>Gaetano Pesce e il Suo Omaggio a Napoli: “Tu sì ‘na cosa grande”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2024 16:34:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
		<category><![CDATA[Gaetano Pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[L’opera dedicata a Pulcinella di Gaetano Pesce, intitolata “Tu sì ‘na cosa grande”, è attualmente esposta in Piazza Municipio a Napoli, dove rimarrà fino al 20 dicembre 2024. Questa scultura imponente, alta 12 metri, rappresenta un tributo personale di Pesce alla città partenopea, con cui aveva uno stretto legame culturale e affettivo. L’opera, alla quale [&#8230;]]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">L’opera dedicata a Pulcinella di Gaetano Pesce, intitolata “Tu sì ‘na cosa grande”, è attualmente esposta in Piazza Municipio a Napoli, dove rimarrà fino al 20 dicembre 2024. Questa scultura imponente, alta 12 metri, rappresenta un tributo personale di Pesce alla città partenopea, con cui aveva uno stretto legame culturale e affettivo. L’opera, alla quale l’artista ha lavorato per circa due anni prima della sua scomparsa il 3 aprile 2024 a New York, prende il posto della Venere degli Stracci di Michelangelo Pistoletto, distrutta da un incendio nel luglio 2023. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce-768x1024.png" alt="" class="wp-image-3188" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce-768x1024.png 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce-225x300.png 225w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Gaetano-Pesce.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gaetano Pesce, Tu si &#8216;na cosa grande. Foto scattata da <a href="https://www.instagram.com/makkapp_art/" data-type="link" data-id="https://www.instagram.com/makkapp_art/" target="_blank" rel="noopener">@makkapp_art</a>.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nato a La Spezia l’8 novembre 1939, Gaetano Pesce è stato uno degli artisti e designer più visionari del panorama artistico internazionale del Novecento e del XXI secolo. La sua carriera è stata caratterizzata da un’inarrestabile ricerca di nuove forme espressive, spaziando tra arte, design e architettura. Tra le sue opere più celebri, ricordiamo la Serie UP &#8211; sedie antropomorfe che riflettono sulle questioni sociali e di genere, esaltando il femminile e il femminile nel rapporto con la maternità &#8211; e le sue sperimentazioni con materiali come la resina, che lo rendono capace di produrre opere che sfidano le convenzioni estetiche e culturali.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1018" height="1018" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum.jpg" alt="" class="wp-image-3103" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum.jpg 1018w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum-300x300.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum-150x150.jpg 150w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/Red_armchair_Gaetano_Pesce_chairs_and_BB_Italia_at_Triennale_Design_Museum-768x768.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1018px) 100vw, 1018px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Red armchair &#8211; Serie UP (UP5 and UP6) Gaetano Pesce chairs and B&amp;B Italia at Triennale Design Museum.</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gaetano Pesce e l&#8217;opera Tu sì ‘na cosa grande in Piazza Municipio a Napoli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’opera Tu sì ‘na cosa grande ha immediatamente suscitato accesi dibattiti tra critici e pubblico per i suoi più o meno evidenti riferimenti simbolici. Alcuni vi hanno colto rimandi all’erotismo (riflessione sicuramente “in trend” con il linguaggio dell’artista) con forme che, pur non esplicitandolo formalmente, richiamano l’arte erotica. Questo legame tra arte ed eros, va detto, non è nuovo a Napoli, dove l’arte è profondamente intrecciata con la spiritualità e la sensualità. Napoli, ospitando l’opera di Pesce, si presta dunque a una riflessione &#8211; in primis &#8211; “metartistica” sul tabù dell’intersezione tra grottesco ed evocativo attraverso l’eros e &#8211; in secondo luogo &#8211; su cosa possa rappresentare l’identità (in questo caso partenopea) nella contemporaneità. Il connubio tra erotismo e arte è una costante nella storia dell’espressione artistica, senza distinzioni di epoche e culture. Dalle raffigurazioni di affreschi pompeiani, in cui la sessualità era vissuta come parte integrante della vita quotidiana e del sacro fino ai capolavori del Rinascimento, l’erotismo ha spesso assunto un ruolo chiave, anche se nascosto sotto simbolismi sottili. L’erotismo rinascimentale, a differenza delle rappresentazioni più esplicite dell’antichità, era filtrato attraverso l’estetica cristiana. Ne è un esempio l’iconografia del San Sebastiano, spesso raffigurato con una bellezza idealizzata e sensuale, che lo ha reso, si sussurra, un’icona dell’amore omosessuale del tempo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="845" height="1024" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-845x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-3092" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-845x1024.jpeg 845w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-248x300.jpeg 248w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001-768x931.jpeg 768w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/San_Sebastiano_Benvenuto_Tisi_da_Garofalo_001.jpeg 1176w" sizes="auto, (max-width: 845px) 100vw, 845px" /><figcaption class="wp-element-caption">San Sebastiano, Benvenuto Tisi da Garofalo.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">O ancora, L’Estasi di Santa Teresa di Gian Lorenzo Bernini, un capolavoro scultoreo del Barocco, in cui il confine tra estasi spirituale ed erotica si assottiglia. L’opera raffigura Santa Teresa d’Avila in un momento di unione mistica con Dio, ma la resa delle espressioni facciali e del corpo suggerisce anche una dimensione fisica e sensuale, tanto che molti critici hanno interpretato l’opera come un inno all’erotismo sacro. Questo dualismo tra sacro e profano è una costante nell’arte, che ama mostrare il punto in cui il desiderio carnale e la ricerca del divino si fondono.<br>A voler citare anche un parallelismo esotico, non si può trascurare la tradizione giapponese degli shunga, le tavole erotiche prodotte nel periodo Edo. Questi disegni, caratterizzati da un’estetica raffinata e sensuale, venivano spesso donati alle giovani spose come una sorta di manuale di istruzioni per il piacere. Lontani dall’essere mere raffigurazioni sessuali, gli shunga erano celebrati come una forma d’arte elevata, in grado di esplorare la dimensione umana del desiderio in modo intimo e poetico. </p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="684" src="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a.jpg" alt="" class="wp-image-3094" srcset="https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a.jpg 1024w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a-300x200.jpg 300w, https://www.parmesse.it/wp-content/uploads/2024/10/volume-3-of-unknown-erotic-shunga-set-fd265a-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Utagawa Kunisada (Japanese, 1786–1865). Edo period (1615–1868)</em>.</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><br>L’arte erotica, lungi dall’essere solo una rappresentazione del corpo nudo o dell’atto sessuale, esplora l’interiorità umana, le passioni e i desideri più intimi. Artisti di ogni epoca hanno cercato di comunicare l’inesprimibile attraverso forme e colori, stimolando non solo i sensi, ma anche la mente dello spettatore. Come affermava Picasso, “L’arte non è mai casta. Se lo è, non è arte. Arte e sesso sono la stessa cosa”. Pensiamo anche alle opere dell’artista contemporanea Xi Pan, che continua questa riflessione integrando tematiche erotiche con grande raffinatezza e sensibilità. Nata in Cina e formatasi tra Hangzhou e Mosca, Xi Pan esplora attraverso la pittura una sensualità delicata e provocante, ponendo particolare attenzione alla bellezza del corpo femminile. Il corpo è concepito non solo come oggetto di desiderio, ma anche come potente espressione della forza interiore e dell’autenticità delle donne. Le sue opere trasmettono una sensazione di intimità e vulnerabilità, invitando lo spettatore a immergersi in un mondo in cui il desiderio e la forza si intrecciano.<br><br>Se questo breve sguardo sul ruolo dell’erotismo nell’arte ci può portare a calare Tu sì &#8216;na cosa grande in una dimensione più sfaccettata e complessa, per affrontare l’aspetto del significato identitario dell’opera, è bene passare attraverso l’analisi dei bozzetti di Gaetano Pesce. Nei bozzetti, infatti, è possibile cogliere la figura iconografica di Pulcinella: i suoi colori identificativi e la caratteristica camicia bianca evocano la maschera simbolo della cultura napoletana, cultura dove -ricordiamo &#8211; la sessualità, velata o esplicita, sussurrata o cantata, fa da sempre parte della tradizione e del linguaggio partenopeo. La scultura così come realizzata sembra, invece, allontanarsi da queste rappresentazioni: l’impressione è al massimo quella di un Arlecchino (un po’ slavato) e non certamente di un Pulcinella. Forse, se nella realizzazione dell’opera fossero stati mantenuti elementi identificativi presenti nei bozzetti, come i colori del bianco e del nero ad esempio, il rimando a Pulcinella sarebbe stato sicuramente più immediato…<br></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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