Robert Mapplethorpe è uno di quegli autori che non smettono di interrogare chi li guarda. La perfezione formale delle sue fotografie, quella tensione tra bellezza classica e provocazione esplicita, continua a esercitare una pressione visiva difficile da ignorare. Ora Roma ospita una mostra dedicata al fotografo americano, con un percorso che attraversa tre dei suoi territori più riconoscibili: i fiori, i corpi, le nature morte.
Robert Mapplethorpe e le forme della Bellezza
Mapplethorpe ha sempre lavorato sulla superficie come campo di tensione. I petali di un giglio e la muscolatura di un corpo maschile obbediscono alla stessa logica compositiva nel suo lavoro: tutto è geometria, luce calibrata, controllo assoluto della forma. Eppure sotto quella perfezione tecnica scorre qualcosa di inquieto, una carica erotica e simbolica che non si lascia neutralizzare dall’eleganza.
Le nature morte, spesso meno discusse rispetto ai ritratti o agli scatti più esplicitamente provocatori, rivelano forse meglio di tutto la sua ossessione per l’oggetto fotografico come scultura. Ogni composizione sembra estratta da una tradizione pittorica fiamminga e poi riposizionata in un presente radicalmente altro.
La mostra a Roma offre l’occasione di verificare dal vivo quanto il lavoro di Mapplethorpe resista al tempo e alla saturazione di immagini che caratterizza il presente. In un’epoca in cui la fotografia è ovunque e quasi sempre usa e getta, le sue stampe in bianco e nero mantengono una densità visiva che impone attenzione.




