C’è una continuità sotterranea tra la ceramica etrusca e un disegno di Picasso. La Fondazione Rovati di Milano la porta in superficie con una mostra che prende le mosse dal mito di Meleagro, l’eroe cacciatore, e costruisce una genealogia visiva del gesto attraverso i secoli.
Il punto di partenza è l’antichità classica: la caccia al cinghiale calidonio, episodio fondativo della mitologia greca, ha prodotto una delle iconografie più replicate e rielaborate della storia dell’arte occidentale. La tensione del corpo, il braccio teso, il peso della preda: un vocabolario fisico che gli artisti hanno ripreso, trasformato, citato in modo esplicito o implicito per secoli.
La mostra non si limita al percorso filologico. Mette a confronto opere di epoche e materiali lontanissimi, rivelando come certi gesti resistano alle trasformazioni stilistiche e continuino a circolare nell’immaginario visivo con una vitalità propria. Picasso, in questo contesto, non è un punto di arrivo ma una prova ulteriore: la capacità di un’immagine antica di generare ancora forma, ancora significato.
La Fondazione Rovati, che ha costruito la sua identità sul dialogo tra archeologia etrusca e arte moderna, conferma con questa mostra la sua vocazione a leggere il presente attraverso la longue durée. Non un museo statico ma uno spazio dove la distanza cronologica diventa strumento critico.
La sede è Palazzo Rovati, in corso Venezia a Milano, uno degli indirizzi più rigorosi della scena museale milanese degli ultimi anni.




