A inizio aprile, a Shanghai, si è tenuta la sfilata di Maison Margiela, autunno inverno 2026-2027, che non ha mai considerato per le sue sfilate una location fuori da Parigi. La collezione, composta da 76 look, esplora temi come la memoria e la trasformazione, integrando riferimenti alla porcellana cinese, tecniche di bianchetto e materiali insoliti come la cera d’api e tessuti fusi. Le silhouettes, fortemente teatrali, e la stratificazione dei tessuti contribuiscono a dissolvere i confini tra corpo e indumento, che tendono a fondersi perdendo i loro confini.
Questa ambiguità viene ulteriormente accentuata sul volto, dove le maschere diventano elemento centrale nella narrazione. Esse non funzionano come semplici dispositivi scenografici, ma come strumenti concettuali che incarnano uno dei principi fondanti dell’estetica del brand: l’anonimato.

Il mistero della maschera
La maschera sposta il focus dall’individuo all’abito, e dalla figura dell’autore all’opera stessa, ribadendo la centralità del processo creativo rispetto alla sua firma. Questa tensione verso l’invisibilità affonda le sue radici nella figura del fondatore, il designer belga Martin Margiela, che nel 1988 diede vita al marchio imponendosi fin da subito come una presenza radicale e defilata nel sistema moda. In netto contrasto con molti suoi contemporanei Margiela rifiutò sempre l’esposizione mediatica evitando interviste ed apparizioni pubbliche.
In questa visione la maschera assume un ruolo strutturale: diventa un dispositivo che neutralizza il volto e trasforma il corpo in una superficie anonima, quasi in un manichino vivente, su cui l’identità individuale viene sospesa. Coprendo il volto, la maschera sposta deliberatamente l’attenzione dal soggetto al capo d’abbigliamento, che diventa il fulcro dell’attenzione.

La maschera come un simbolo sacro
L’impiego della maschera rappresenta una delle più antiche forme di espressione dell’essere umano. A partire dalla funzione rituale e comunitaria, legata alla memoria e all’identità di gruppo, essa diventa uno strumento per identificare ruoli, emozioni e caratteristiche dei personaggi nel teatro. È un modo per uscire da sé e diventare qualcos’altro, amplificando la voce e nascondendo il volto. Si tratta di uno strumento così potente ed evocativo da raggiungere i salotti e le feste. Indossando la maschera, infatti, si può fingere di essere chi non si è oppure ci si può semplicemente nascondere nel tentativo di sentirsi liberi dalle convenzioni sociali o dalle aspettative altrui.
Pensiamo al romanzo di Arthur Schnitzler, Doppio Sogno, adattato poi per il cinema da Kubrick con Eyes Wide Shut, dove il protagonista si trova ad avere a che fare con un mondo sotterraneo, popolato da misteriose maschere e segreti inconfessabili. Tuttavia, la maschera può diventare anche un mezzo per veicolare idee come nel caso di Guy Fawkes nel film V Per Vendetta. Il personaggio, infatti, indossa un’idea e diventa un simbolo di resistenza e di opposizione nei confronti del potere precostituito, venendo ripreso dal gruppo Anonymous per poi diffondersi in tutto il mondo come emblema delle proteste contro governi, istituzioni finanziarie e grandi aziende.

Le funzioni a cui può assolvere questo incredibile strumento sono innumerevoli e in un’epoca digitalizzata, come quella che abitiamo, sembrano non esaurirsi mai. Nel mondo dei social, infatti, ciascuno di noi filtra la propria identità attraverso la costruzione di un profilo più o meno aderente all’idea che coltiva di sé stesso. Potremmo definirlo un esercizio di storytelling, finalizzato talvolta alla creazione di una sorta di brand personale, come accade nel caso degli influencer. F
Figure di questo tipo non si muovono esclusivamente nello spazio digitale ma abitano anche mondi come quello della moda: sono innumerevoli i casi di influencer che collaborano con Maison Margiela. È un modo per distinguersi e per essere associati a un marchio esclusivo, capace di trasmettere una creatività senza compromessi, rafforzata da valori di autenticità , radicalità ed espressione di sé, laddove tutto diventa contenuto.




